The Man From Nowhere (2010)


L'heroic-bloodshed campione d'incassi (sud)coreano.

Cha Tae Sik è conosciuto come l'uomo del banco dei pegni, nel suo negozio trascorre un'esistenza isolata e schiva. L'unico punto di contatto con l'esterno è una bambina che viene a trovarlo ogni tanto, è la figlia di una ragazza madre schiava della droga e di un giro di criminali. Un giorno dei brutti ceffi lo attendono nel negozio, vogliono un oggetto che la madre della bambina ha lasciato, all'interno del quale si trova della sostanza stupefacente rubata dalla donna. Cha Tae Sik scopre che la bimba e la madre sono ostaggio dei criminali, il ragazzo non esita a dare dimostrazione delle sue abilità nascoste e abbatte gli scagnozzi. Questo non scompone una coppia di fratelli aspiranti gangster pronti a usarlo, con il ricatto, in una missione pericolosa.

Per chi ha nostalgia degli heroicbloodshed di Hong Kong, sempre meno frequenti negli anni, e di un action-noir pieno di sparatorie e violenza è servito. Tocca ancora spendere lodi per il cinema ispirato della Corea del Sud, questa volta è un film ben delineato all'interno del genere che abbraccia infiniti rimandi al cinema della vendetta, in primis l'uomo all'apparenza umile e indifeso che diventa una macchina da guerra (Chang Cheh ha fatto la storia del cinema su questo, "La mano sinistra della violenza"), sino ai canoni occidentali ultima maniera in stile "Io vi troverò", per la serie "hai preso la persona sbagliata, e adesso vi ammazzo tutti". All'apparenza un cinema semplice, in realtà gli elementi devono essere posizionati nella giusta prospettiva a partire dal protagonista che deve conferire tensione drammatica e una presenza tangibile. Sorprende quando si viene a sapere che si tratta di Won Bin, il ragazzo demente del capolavoro "Mother" (2009), qui trasformato anche nel fisico (palestrato), un eroe romantico e maledetto come in un film di Hong Kong primi anni 90. Un personaggio solitario quello di Cha Tae-Sik che nasconde un passato nelle forze speciali, un agente super addestrato in ogni tipo di combattimento ed armi.

"The Man From Nowhere" è quel tipo di film che carbura lentamente, la presenza di una bambina da difendere inoltre può fare pensare anche al "Leon" di Besson, la violenza è proporzionale alla durata della pellicola, il finale non a caso è una carneficina e forse anche il momento più celebrato, almeno in patria dove gli incassi sono stati impressionanti, mentre in Italia continua il colpevole ritardo a riguardo il cinema asiatico. La trama ha dei risvolti interessanti, ritarda il più possibile gli aspetti a riguardo il passato del protagonista, legati a un doloroso flash-back davvero cattivo se non tremendo, nella prima parte l'eroe è in balia dei criminali che lo utilizzano in un confronto tra gang rivali, mentre si delinea un odioso traffico di droga sviluppato con l'utilizzo di bambini come corrieri (e non solo), sino al traffico di organi (umani) vero e proprio. La piccola interpretata da Kim Sae Ron, diciamolo pure molto brava, si vede soprattutto a inizio pellicola ed è quasi impossibile non commuoversi per il disagio (sociale) e di abbandono in cui vive, l'ideale vittima per una gang senza scrupoli.

"The Man From Nowhere" è la seconda regia di Lee Jeong-beom, anche sceneggiatore, attento a descrivere un mondo di pazzi criminali a stretto contatto con la polizia che da loro la caccia, vi sono alcuni interessanti ritratti di poliziotti, come il capo squadra anti-droga e il suo buffo vice, ma devono accontentarsi di stare ai margini e anche quando catturano Cha Tae Sik possono fare poco per trattenerlo. L'abilità del protagonista sono i corpo a corpo e da questo punto di vista le scene d'azione sono fantastiche, tra le fila degli avversari incontra un sicario degno della sua arte marziale , i due si incrociano in almeno un paio di sfide allucinanti (da non perdere il confronto nei bagni), senza esclusioni di colpi, a impressionare sono però i fendenti portati con i coltelli, verso la conclusione si può assistere a uno dei migliori duelli all'arma bianca mai visti al cinema, roba da fare impallidire il pur pregevole "The Hunted" di Friedkin. La pellicola ricorre a cliché ben collaudati, tutta la parte finale è a dire il vero prevedibile, a iniziare dalla ferita di pallottola curata senza anestesia e, non ultimo, il taglio di capelli che riporta alle fattezze originali l'eroe vendicatore.

Gli ultimi 20 minuti sono un gigantesco shootout in onore al Chow Yun Fat dei tempi d'oro, montato e diretto alla grande, un vortice di violenza cieca con l'aggiunta di effetti splatter e squarci nella carne provocati da lame micidiali, la rabbia del protagonista è stata fatta lievitare a dovere per mano di una coppia di fratelli spietati, piuttosto ben caratterizzati nel poco spazio a loro disposizione, circondati da nugoli di affiliati gettati come carne da macello. Won Bin avanza come un angelo della morte, implacabile, tra pallottole e gyser di sangue, una vera boccata di ossigeno per chi ama questo tipo di eroe e di film. Non vengono neppure risparmiati dei contro finali a sorpresa (per modo di dire) e patetici (l'ultimissima immagine), che in questo tipo di film tutto sommato si perdonano volentieri. Una vera bomba.

Tit.originale:"The Man From Nowhere"(intern.)
paese: Corea del Sud
Rating:8/10

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