Quelli della calibro 38 (1976)




Poliziesco tutto azione sullo scontro tra una squadra speciale di polizia e la gang del "marsigliese".

Il commissario Vanni ha un conto in sospeso con il "marsigliese", il criminale gli ha ucciso la moglie per una vendetta trasversale. La città di Torino cade nel terrore quando il "marsigliese" entra in possesso di 70 kg di esplosivo, Vanni sguinzaglia sulle sue tracce dell'avversario la nuova squadra speciale di elementi scelti.

Grande e sottovalutato action-poliziesco diretto da Massimo Dallamano nel suo ultimo film, la morte lo coglie a soli 59 anni lo stesso anno. Dallamano è stato uno dei più grandi registi d'azione del cinema italiano e "Quelli della calibro 38" lo testimonia ampiamente, un impressionante non stop action di sparatorie, inseguimenti e stunts incredibili, roba che può ricordare da vicino il cinema di Hong Kong più scatenato. I trascorsi del regista rivelano che ha imparato il mestiere alla corte di Sergio Leone, uno che in materia di azione non è secondo a nessuno, per il maestro cura niente meno che la fotografia dei classici immortali "Per un pugno di dollari" (1964) e "Per qualche dollaro in più"(1966), si cimenta anche nel redditizio filone del giallo-thriller con la regia di uno dei titoli più cari agli appassionati: "Cosa avete fatto a Solange" del 1972.

"Quelli della calibro 38" è un'opera che spinge tutto a tavoletta, nel prologo c'è già uno scontro a fuoco tra il commissario Vanni e la banda del pericoloso "marsigliese", il criminale riesce a fuggire ma deve abbandonare a terra morto il fratello. Per rappresaglia il folle latitante interpretato da Ivan Rassimov, una colonna del cinema di genere italiano anni 70, si presenta sul pianerottolo di casa Vanni dove fredda la moglie del commissario sotto gli occhi sconvolti del figlioletto. Il commissario Vanni, l'attore francese Marcel Bozzuffi si trova a perfezione nel ruolo ("Il braccio violento della legge", "Luca il contrabbandiere", "Torino nera"), è un duro che non molla mai, si mette subito al lavoro e predispone la creazione di una nuova squadra speciale per contrastare un crimine sempre più pericoloso e imprevedibile. Nasce la squadra denominata "quelli della calibro 38", per il nome della pistola in dotazione, si tratta di quattro elementi selezionati e addestrati nelle operazioni più rischiose che fanno riferimento a Vanni, il capo.

La specialità della squadra è l'abilità nel guidare in condizioni estreme macchine e moto, le sequenze a riguardo non si contano e sono tutte effettuate con stunts acrobatici e arditi, al punto da risultare oggi quasi sconsiderati per la pericolosità, capita a volte di assistere a interminabili inseguimenti che lasciano, letteralmente, per strada la storia e il profilo psicologico dei protagonisti, si può dire che i ragazzi della squadra paiono più come delle comparse, questo per sottolineare il vero, forse unico, punto debole di un film dal ritmo tambureggiante nei momenti action. Il personaggio di Nico spicca più dei suoi compagni quando deve tampinare la donna del braccio destro del "marsigliese", la francese Carol Andrè, una ragazza che gestisce un night club in cui si vede in una scena la cantante Grace Jones eseguire un pezzo; in seguito il poliziotto in borghese viene coinvolto in un attentato dinamitardo in un mercato rionale, sul terreno restano diversi cadaveri insanguinati, il film molto violento si immerge anche nel clima di terrore delle stragi senza nome di quegli anni.

Il crudele "marsigliese" non si fa alcuno scrupolo, prende in ostaggio bambini e mette a ferro e fuoco la città di Torino, che è il pregevole sfondo della vicenda, in una sorta di anticipazione di "Die Hard Duri a morire" del 1995, la faida con il commissario Vanni diviene una questione personale di odio e vendetta. Dallamano predispone movimenti di camera dinamici, soggettive sorprendenti e fluidi piani sequenza, negli inseguimenti le riprese sono selvagge al punto giusto in mezzo a sterrati e strade cittadine solcate con sprezzo del pericolo da macchine e motocross rombanti, la scena che lascia ammirati è quella della Fiat 127(!!) lanciata sui tetti di un treno in corsa, sequenza più unica che rara in un film italiano (e non solo), tutta eseguita, ovvio, senza effetti speciali. Un poliziesco a tutto gas !!

paese: Italia
Rating: 8/10

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