La Zona Morta (1983)


David Cronenberg si misura con un racconto di Stephen King.

Johnny Smith subisce un grave incidente stradale e cade in coma, il risveglio in un letto di ospedale è traumatico: sono passati cinque anni e molte cose sono cambiate, anche la donna che doveva sposare si è rifatta una nuova vita. Johnny però si accorge di un altro aspetto, il trauma ha permesso di sviluppare nella sua mente una facoltà incredibile, quella della preveggenza, con il contatto fisico riesce a vedere gli eventi tragici legati alle persone. Il dono straordinario si rivela presto una maledizione, una condizione impossibile con cui convivere.

"La Zona Morta" viene girato dopo il film-manifesto "Videodrome" (1982) e prima del celebrato remake de "La Mosca" (1986), è in poche parole il periodo più proficuo per il regista Cronenberg che, a prima vista, si concede una libera uscita nell'adattamento di uno dei tanti racconti di Stephen King, ai tempi lo scrittore horror gode di una simile ispirazione, ogni libro pubblicato è oro colato e si traduce in un best seller istantaneo. In verità "La Zona Morta" rientra con forza nei temi cari a Cronenberg, i misteri di una nuova vita (o di una "nuova carne") sono ancora una volta presenti, il dischiudersi di segreti collegati al corpo emergono in tutta la drammaticità, sono la rivelazione di vere zone "morte", fenomeni incontrollabili che attraversano la mente e la vita degli uomini, costretti a fronteggiare il male e il dolore in tutte le sue forme reali e ineluttabili.

Vi sono riferimenti non del tutto digeribili, quasi ingenui, il nome anonimo per antonomasia Johnny Smith del protagonista per cominciare, ma questo potrebbe stare a indicare la vulnerabilità di ogni singolo individuo, l'evenienza fatale pronta a colpire chiunque. A sedare le perplessità ci pensa un Cristopher Walken folgorante, il personaggio di Johnny non poteva essere reso meglio, cosi sofferente e malinconico da risultare straziante. In fondo la vera "zona morta" in cui si annaspa lungo tutta la pellicola è la desolazione della solitudine, la perdita di una vita non vissuta, il gelo dell'anima che viene rappresentato con grande intuizione dai freddi paesaggi al confine tra l'Ontario e il Maine (come noto, Il luogo principe dei racconti del Re), inquadrati in scorci quasi minacciosi e incombenti già nel prologo che svela, per gradi, la scritta a caratteri cubitali del titolo.

"La Zona Morta" è un film pessimista e cupo come Johnny, l'uomo a seguito di un coma è riemerso dal regno delle ombre con il dono della (pre)veggenza, lui forse era già predisposto a questa evenienza, come si può intuire in una delle scena iniziali, dove avverte dei forti mal di testa, il segno del destino che forse ora può provare a cambiare anche se la donna che ama(va), l'attrice Brooke Adams ("Terrore dallo spazio profondo"), appartiene a un altro uomo. Gli incontri tra i due non fanno altro che aumentare il disagio di Johnny, i suoi poteri spalancano la sofferenza nascosta e i pericoli in agguato delle persone con cui viene a contatto, questi momenti sono riprodotti con montaggi alternati, brevi frammenti che emergono alla vista del protagonista pregni dell'intensità e l'urgenza della disgrazia incombente . In una prima fase era prevista la sceneggiatura di Stephen King in persona, poi passata a Jeffry Boam ("Un salto nel buio", "Indiana Jones e l'ultima crociata") per organizzare una successione strutturata in diversi episodi, in apparenza scollegati, il ritrovamento e il salvataggio di persone, inoltre si fa strada la sotto-trama thriller intorno la ricerca di un pericoloso serial-killer che infesta la regione, una parentesi breve ma ben costruita e con l'entrata efficace dello sceriffo interpretato da Tom Skerritt ("Alien").

Per cercare di ritrovare un equilibrio Johnny accetta di occuparsi di un ragazzo difficile, l'unico che sembra capirlo anche perché vive una vita isolata, nonostante le agiatezze di un padre oppressivo, ma anche in questo caso il protagonista deve accettare di essere il testimone (involontario) di una tragedia, nel lucido e inquietante riscontro che la morte e distruzione sono presenti in ogni singola vita. Tutti i personaggi hanno una ferita nascosta, la madre persa in un'azione di guerra del dottor Weizak (Herbert Lome), una preoccupazione costante, i genitori di Johnny poco presenti ma ben delineati, oppure convivono con il male e lo alimentano per progetti folli, gli stessi del candidato al senato Stillson interpretato da un perfido Martin Sheen. "La Zona Morta" si interroga sul destino, anche se tutto appare già scritto, in una bella sequenza nel corso di una festa di propaganda Johnny stringe la mano di Stillson e scopre di potere leggere il futuro: il politico porterà sull'orlo del disastro nucleare l'intero pianeta. La missione di Johnny ora è quella di fermarlo.

Cronenberg è alla ricerca di risposte, indaga ancora una volta negli insondabili meandri della mente umana, la sensazione di assistere solo a un film fantastico( "La Zona Morta" è un falso horror) cede allo sconcerto di non potere fermare una realtà che si beffa di ogni buono e razionale proposito, lo score musicale di Michael Kamen ("X-men", "Trappola di cristallo") asseconda il regista per la riuscita generale delle atmosfere. Il finale è prevedibile sino a un certo punto, anzi è di geniale commozione, puoi conoscere in anticipo gli eventi, li puoi in qualche modo cambiare ma non puoi evitare la sconfitta e cancellare il dolore. "La Zona Morta" è poco ricordato ma siamo a un passo dal capolavoro.

Tit.originale: The Dead Zone
paese:USA
Rating:9/10

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