Shelter - Identità Paranormali (2010)


Un temerario mix di thriller psicologico e paranormale per Julianne Moore.

La psichiatra forense Cara ha per le mani un nuovo paziente, un ragazzo disturbato con problemi di personalità multiple. Cara pensa di trovarsi davanti a un caso ordinario ma presto scopre che le personalità del paziente appartengono a persone decedute per morte violenta. La donna comincia un'indagine pericolosa che la porterà a conoscenza di terribili segreti sepolti nel passato.

Da alcuni anni nel cinema fantastico/horror americano serpeggia, in modo subliminale ma neanche tanto, un messaggio neo (religioso) conservatore, quasi una chiamata ai valori dei primi coloni bianchi ispirati da un forte senso di fede (cristiana). A risaltare questo aspetto giunse, inaspettato (?), il finale discusso di "Io sono leggenda" (2007) e la sua comunità di "nuovi" uomini, di recente "Codice Genesi" ha trovato la chiave di volta per contrastare un mondo post apocalittico nelle pagine della bibbia, inoltre il torto del regista Scott Stewart è quello di non avere sbancato i botteghini, ma i suoi "Legion" e "Priest", già i titoli sono un programma, trasudano (neo)cristianesimo da tutti i pori. Che sta succedendo? niente, forse, del resto il cinema (USA) è pieno di riferimenti simili, anche nel passato: il finale de "La guerra dei mondi" (1954). "Shelter" si inserisce in questo sotto filone "mascherato" come horror che parla di una società arcaica, della mancanza di fede, di lotta tra scienza e religione, una maledizione giunta dal passato per infettare i nostri giorni corrotti con terribili disgrazie.

La sceneggiatura è a firma di Michael Cooney, ricordato per "Identità", che espande l'idea delle personalità multiple in svariate direzioni, anche troppe, per disorientare lo spettatore riuscendoci, "Shelter" a detta di tutti butta troppe carte sul tavolo, prendere o lasciare, farsi trasportare in un delirio oppure meglio abbandonare subito. Per questo tipo di pellicole è sempre meglio sapere il meno possibile, la partenza è di quelle classiche, anche il primo tempo verte su ritmi standard con poche sorprese, anzi, si abusa anche troppo degli sbalzi di volume per provocare salti sulla sedia che non avvengono, in seguito il mistero si infittisce e va a parare in territori improbabili, di follia pura. Il disturbo di personalità multiple è uno dei cliché preferiti del cinema (horror), anche Carpenter con il recente "The Ward" ha visitato con classe l'argomento, "Shelter" però lo porta alle estreme conseguenze, si immerge in un confronto tra la razionalità e un culto oscuro dimenticato, il male assume forme ambivalenti, spiazzanti, chi non ha la fede soccombe.

Il vero motivo per vedere "Shelter" resta la rossa Julianne Moore, fantastica nel ruolo della protagonista che si professa "medico di scienza e donna di fede", prega con la sua bambina che non ne vuole sapere di Dio dopo la morte del padre e ci mette corpo, anima, e anche buona parte della famiglia per venire a capo del mistero dietro al faccino angelico di Jonathan Rhys Meyers, il paziente affetto da personalità multiple, peccato per i ridicoli gesti di sdoppiamento che compie agitando la testa, altrimenti il personaggio ha di par suo un'aura oscura non indifferente, grazie anche alle rivelazioni che si intravedono in un vecchio filmato d'epoca, presentato verso il finale del film. In "Shelter" compare di tutto o quasi, morti violente, rinvenimenti di cadaveri, incubi, desolati paesaggi di provincia redneck, sette sataniche (?), bambine albine accompagnate a nonne inquietanti, segreti impenetrabili che nascondono il "rifugio" (da cui il titolo, Shelter), inseguimenti nella notte, riti magici, simboli per scacciare il demonio, boschi infestati teatro di macabri omicidi, ecc.

"Shelter" è il debutto americano degli svedesi Mårlind & Stein già pronti con un nuovo film in arrivo, il sequel "Underworld 4: New Dawn", che aprono le danze con un piano-sequenza e infilano citazioni sparse a "La notte dei morti viventi" e ai Joy Division, tenere in piedi un'opera del genere è arduo ma in fondo limitano i danni e arrivano a un finale per certi versi scontato, riecheggia anche "Il tocco del male"; forse non basta a scongiurare la fuga a gambe levate di molti da un film che si agita in maniera eccessiva, disambigua, come il personaggio che all'inizio si presenta come lo sfrontato Adam e poi si trasforma nel timido e lacerato David. Si sente poco nel corso del film, si apprezza nei titoli di coda, ma la canzoncina main-theme non è affatto male. Un'occhiata la si può dare.

Tit.originale:"Shelter"
paese:USA
Rating:6/10

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