Destinazione Terra (1953)


Il primo film di fantascienza del grande Jack Arnold.

Un meteorite infuocato accende i cieli dell'Arizona e si schianta nel deserto, i primi a raggiungere il luogo dell'impatto sono un astronomo e la sua fidanzata. L'uomo si spinge nel fondo del cratere prodotto dall'oggetto misterioso, quello che vede lo lascia senza fiato: si tratta di un'astronave con all'interno delle forme di vita. Prima che una frana travolga tutto l'astronomo riesce a mettersi in salvo, nessuno però crede a quello che ha visto.

Il nome di Jack Arnold è da accostare a quelli di George Lucas, James Cameron, Ridley Scott, e pochi altri ancora che hanno segnato il cinema di fantascienza, con la differenza che lui è arrivato prima di tutti, negli anni 50, con una serie di classici immortali che rappresentano il meglio dell'epoca. "Destinazione Terra" si può considerare come un esordio, nonostante sia il terzo lavoro del regista, un'opera di fantascienza che rovescia il concetto di minaccia aliena nei film d'invasione del periodo, passati alla storia come il riflesso della paranoia (anti)comunista e la caccia alle streghe promossa dal senatore repubblicano Joseph McCarhty. E' un film coraggioso e innovativo che mette in luce tutte le caratteristiche di Arnold, in seguito perfezionate in titoli come "Tarantula", "Radiazioni BX distruzione uomo", "Il mostro della laguna nera", e non ultimo uno sforzo produttivo superiore alla media. "Destinazione Terra" non è un b-movie, anzi, oltre a buoni effetti speciali si fregia di essere il terzo film (dopo "Bwana Devil" e "La maschera di cera") girato con le pionieristiche riprese in 3D: la scena d'apertura storica vede il meteorite schiantarsi contro lo schermo, un geniale procedimento eseguito con un gioco di specchi atti a riprodurre una fragorosa esplosione verso lo spettatore.

Arnold fa le prove generali per il monster-movie "Tarantula" (1955), l'ambientazione desertica e la coppia di protagonisti sono in pratica i medesimi , le riprese dei paesaggi sono cariche di un'incombenza fatale nonostante la piena luce del giorno e i (contro)campi a perdita d'occhio, il personaggio principale rimane l'astronomo dilettante John Putnam di Richard Carlson ("Il mostro della laguna nera"), l'unico ad avere dei contatti con gli alieni che sono ricordati anche per essere i primi a non avere una forma umanizzata, sono invece dei veri mostri che svelano la loro presenza in sequenze giocate sull'attesa spezzata da improvvise incursioni a schermo pieno. Gli alieni di "Destinazione Terra" non sono malvagi ma rappresentano ugualmente un pericolo per gli umani, un tema già presente in "Ultimatum alla terra", una razza capitata sulla Terra solo per un'avaria senza alcun intento di conquista ma pronti a eliminare chiunque tenti di intralciare il loro cammino verso lo spazio profondo. Lungo la pellicola si fa strada un'ammirazione verso i "mostri", i quali non considerano ancora pronta l'umanità a un eventuale confronto, esseri superiori e puri che sembrano il completamento dell'animo umano, una rivelazione che solo Putnam riesce a intuire.

Per fare desistere gli umani a indagare sul misterioso meteorite gli alieni attuano uno stratagemma inquietante, nonché uno dei motivi che rendono la pellicola affascinante, iniziano a clonare alcuni abitanti del luogo, dei manovali in particolare abili nelle riparazioni, una vera e propria sostituzione della popolazione con copie perfette ma prive di particolari emozioni, catatoniche come degli zombi. A riguardo arrivano diverse sequenze d'impronta horror, molto sinistre, con l'attonito protagonista alle prese con cittadini trasformati in essere svuotati che parlano guidati dal pensiero degli alieni. Attenzione a una delle mogli dei "clonati", l'attrice cult Kathleen Hughes, visibile per pochi secondi a sua volta come clone di Marilyn Monroe. Appare evidente come la situazione anticipi un classico del calibro de "L'invasione degli ultracorpi" (1956), un'intuizione da ricondurre al soggetto del film firmato dal maestro della fantascienza Ray Bradbury.

Jack Arnold ha sempre curato l'aspetto spettacolare delle sue opere, gli attacchi degli alieni alle vittime, da sostituire con i cloni, sono annunciati da riprese aeree radenti le strade del deserto e vortici di nebbie, inoltre l'immedesimazione con le creature di un altro mondo si rafforza con soggettive insistite che indagano per la prima volta un mondo sconosciuto e ostile, molto bella la prima dall'interno dell'astronave che osserva lo straniato Putnam, un vero ribaltamento del punto di vista e, per i tempi che correvano, pressoché inedito. Il finale comporta un grande sforzo emotivo per il protagonista, sempre più osteggiato dai suoi simili, impauriti da quello che sta succedendo, l'uomo è confuso dal rapimento della fidanzata (Barbara Rush)in seguito ritrovata in mezzo al deserto, con uno sguardo freddo, come il pensiero che la muove in fuga all'interno di una vecchia miniera. Un classico scomparso da troppo tempo in Italia.

Tit.originale:"It Came From Outer Space"
paese: USA
Rating:8/10

Commenti

weirdcave ha detto…
Un autentico gioiello del cinema di genere. Ammetto di essere abbastanza di parte quando si parla di Jack Arnold, ma in ogni suo film vedo trasparire una passione per un certo tipo di cinema ormai dimenticata da decenni.
E' veramente un peccato che certi film siano diventati praticamente introvabili.
Sciamano ha detto…
concordo in pieno, ormai a (ri)vedere certi film siamo rimasti in pochi. Per un eventuale dvd italiano sono abbastanza fiducioso, ormai stanno facendo uscire di tutto o quasi. ciao;)