La Vestale di Satana (1971)


La seduzione della sanguinaria contessa Bathory.

Una coppia di sposini diretta in Inghilterra si trova costretta a fermarsi nella città di mare di Ostenda. La località turistica è deserta per la stagione invernale, i due giovani sono gli unici clienti di un grande albergo sino all'arrivo di una misteriosa donna e la sua assistente. Nella vicina Bruges intanto si ripetono brutali omicidi di ragazze, prosciugate del loro sangue.

Scomparso da diversi anni (decenni?) è di nuovo visibile in dvd (italiano) uno dei più affascinanti film sui vampiri degli anni 70, un'epoca che univa il tema classico del succhia-sangue con la gradazione erotica a sfondo lesbo, "La Vestale di Satana" però non ha niente di volgare o di particolarmente forte, a meno che non si considerino tali dei brevi nudi, anche integrali. Men che meno si tratta di un film splatter o di efferata violenza, siamo invece più dalle parti di un affascinante e lunga tentazione ordita da una delle più ammalianti vampire apparse al cinema, nonostante l'assenza di canini e morsi alla giugulare, e dire che l'attrice Delphine Seyrig non voleva accettare la parte modellata sulla lugubre leggenda della contessa Elizabeth Bathory, la nobile ungherese che usava sangue di vergini per preservare la giovinezza-

Il film è uno dei pochi esempi pregevoli, e anche qualcosa di più, provenienti dal Belgio in ambito horror (in tempi relativamente più recenti si ricorda "Il cameraman e l'assassino"), un'elaborazione (post)moderna di una figura storica inquietante ideata dal regista Harry Kumel ("Malpertuis"), anche sceneggiatore, messa in atto con un'eleganza fuori dal comune, quasi ipnotica, che ha il suo maggiore pregio nella creazione di atmosfere sinistre, inedite per ambientazione (quando mai si sono viste le spiagge del Belgio?) e spettrali nonostante il realismo delle riprese. Di sangue se ne vede poco, la maggior parte delle violenze si intuiscono, fuori campo, a incidere è l'influsso maligno di questi accadimenti, una delle sequenze più suggestive si svolge a Bruges con il ritrovamento del cadavere di una ragazza avvolto nelle lenzuola, la visione stordisce Stefano (John Karlen), il giovane sposo giunto in città con la sua compagna, sino a condurlo in uno stato di trance nel preludio di nuovi tragici avvenimenti.

La maggior parte del film si svolge invece in un grande albergo costiero e, come tutti ben sanno ormai grazie anche all'Overlook Hotel visto nel successivo "Shining", un posto del genere fuori stagione non è il migliore dei luoghi possibili, lo stile liberty degli arredi accentua lo straniamento degli sposini Stefano e Valerie in viaggio verso l'Inghilterra per incontrare la nobile madre di lui che ignora il matrimonio del figlio. Legato a questo fatto la scoperta inquietante (e non spiegata) sulla vera identità della madre, intravista in una scena in contatto con Stefano al telefono. I ragazzi diventano presto l'interesse principale e morboso della contessa e la sua giovane assistente in una spirale fatale di attrazione e repulsione, la bionda Bathory di Delphine Seyrig ("Il fascino discreto della borghesia") è seducente nel linguaggio e look d'altri tempi, sembra una diva uscita dagli anni 30 in anticipo sulla Catherine Deneuve di "Miriam si sveglia a mezzanotte", al suo arrivo si scorge uno dei pochi personaggi tangibili, il portiere d'albergo che, sconcertato, ricorda di averla vista tale e quale decenni prima quando era ragazzo. Ilona (Andrea Rau) è il nome della giovane accompagnatrice della contessa, una splendida ragazza silenziosa e ammiccante, non è difficile immaginare come Stefano sia preda della sua bellezza.

In questo gioco di pulsioni sessuali irrefrenabili cade anche la bionda Valerie (Daniele Ouimet), l'unico personaggio ad apparire innocente, il vero perno di un menage a quattro condotto dalla contessa in momenti di perversa seduzione, il racconto delle torture che la donna bisbiglia a un inebriato Stefano, e di languida dolcezza, la lettura della mano di una sempre più confusa Valerie. Nei dintorni si aggira anche uno strano poliziotto in pensione che sembra sapere tutto sulla contessa e i suoi traffici, lo si incontra in singolari situazioni, in una sfida a distanza con le vampire lungo tutta la pellicola. Il regista tiene sempre desta la tensione (erotica) con una ricerca figurativa raffinata nei colori e corpi che appaiono caldi e sensuali, le sequenze spesso si chiudono in dissolvenze rosso sangue a pieno schermo. Verso il finale colpisce l'immagine iconica del mantello nero della contessa che ammanta nel buio una giovane vittima. Un vampire-movie originale dal fascino irresistibile come la sua protagonista principale. Il titolo italiano è bello ma fuorviante, quello internazionale è "Daughters of Darkness" mentre l'originale francese suona come "Le labbra rosse".

Tit.originale:"Les Levres Rouges"
paese: Belgio/Francia/Germania
Rating:8/10


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