Danza Macabra (1964)


Un classico del cinema gotico italiano.

Londra, prima metà 800. Il giornalista Alan Foster incontra lo scrittore Edgard Allan Poe che confessa di ispirarsi a episodi reali per le sue storie del terrore. Alan non crede alle parole che sente, alla conversazione partecipa anche Lord Blackwood che sfida la sua diffidenza, invitandolo a trascorrere una notte all'interno di un castello considerato maledetto. Alan Accetta per curiosità e una piccola ricompensa in denaro, arrivato nel luogo abbandonato scopre la presenza di una bella e giovane donna.....

Uno dei titoli nati nel solco de "La Maschera del Demonio" (1960) e tra i migliori esempi del cinema gotico, un filone che negli anni 60 rappresenta l'horror italiano con successo prima di mutare pelle nel decennio successivo nelle atmosfere più realistiche e contemporanee dei giallo-thriller. Margheriti alla regia del suo film, forse, più celebrato che in un primo momento non doveva nemmeno girare, subentra in corsa al futuro master director di spaghetti western Sergio Corbucci ("Django", "Il grande silenzio") che rimane nei crediti della sceneggiatura insieme a Giovanni Grimaldi. Lo script è uno degli aspetti migliori, una storia implacabile di fantasmi ritornanti, intrisa di passione e macabra follia, uno scenario ispirato ai racconti di Poe che compare come special guest(l'attore Silvano Tranquilli) nelle prime scene, all'interno di una taverna, intento a recitare i passaggi di "Berenice".

Il magnifico bianco e nero della pellicola, esaltato dalla fotografia di Riccardo Pallottini, conferisce un ulteriore valore aggiunto, come noto Margheriti ha poi tentato la via del (auto)remake nel 1971 con "Nella stretta morsa del ragno", una versione a colori con Klaus Kinski nel cast ritenuta però non all'altezza dell'originale. Per le atmosfere e le pulsioni "Danza Macabra" è accostabile ai migliori film di Bava e Corman, un altro punto di contatto è l'attrice Barbara Steele, reduce da "La Maschera del Demonio", qui nel ruolo di Elisabeth, la giovane e dal fascino pericoloso che ammaglia il giornalista Alan, incredulo di trovarsi tra le mani una ragazza disponibile in vestaglia da notte. La regia indugia sull'esplorazione degli ambienti e sinistri presagi, elementi preparatori per introdurre il personaggio di Alan (Georges Riviere) dentro una dimensione fantastica, popolata da gente morta, in cui egli è un testimone atterrito e vittima sacrificale. Nel castello si è consumata una tragedia di cui sono pregne le mura e ogni anno si ripete un rito sanguinario che lo ricorda.

Il sesso è il vero filo conduttore del film, l'istinto primordiale del piacere della carne ha innescato una serie di gelosie e vendette sfociate nell'omicidio e continua a sprigionare l'energia necessaria nel desiderio di una nuova vita terrena, possibile solo una notte dell'anno per le anime (morte) che vagano in un limbo senza pace. La spettrale Elisabeth interpretata dalla Steele, che vediamo anche in una breve (purtroppo) scena con un decolleté vertiginoso, è coinvolta in un amore saffico con un'anima dannata, la bionda Julia, e suggerisce un'attività promiscua con altri partner, un personaggio pieno di passione che si evidenzia in passaggi fuori campo sottolineati da gemiti di piacere, molto audaci per l'epoca, come la scena di nudo femminile (due grossi seni) di una vittima successiva.

Come si intende da una frase di Poe non vi è niente di più poetico della morte di una bella e giovane fanciulla, Margheriti segue la direttiva e coniuga il sapore funereo delle tombe e la decomposizione con i corpi della Steele e Margarete Robsahm (Julia), lo svolgimento può apparire dopo 50 anni eccessivamente indolente ma il fascino gotico è intatto e ancora prezioso per gli amanti del genere, interessante anche la deriva vampirica che si intuisce verso la conclusione. Riuscita inoltre l'angolazione privilegiata del protagonista Alan, che combacia con quella dello spettatore (maschio), (co)stretto sempre di più in una morsa (del ragno) a (ri)vivere avvenimenti crudeli e sanguinari senza poter intervenire, sino alle ultime battute che rifiutano il lieto fine. La corretta colonna sonora è firmata dal grande Riz Ortolani.

paese:Italia
Rating:8/10

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