The Resurrection (2002)


Una spericolata mega-produzione (sud)coreana tra azione e fantascienza.

Ju, un ragazzo maniaco di videogame, viene introdotto in un rivoluzionario videogioco-virtuale nella contesa della vita della "piccola fiammiferaia", una ragazza-virus della quale il protagonista si innamora tanto da mettersi contro il "Sistema", l'entità occulta che sembra interagire con il mondo reale.

Meglio conosciuto con il più affascinante titolo internazionale "The Resurrection of The Little Match Girl" è in pratica uno dei più grandi deliri provenienti dal cinema orientale, nella scia di "Matrix" e "Avalon", quindi infarcito di realtà virtuali e missioni pericolose da portare a termine, all'epoca si tratta del maggiore sforzo produttivo per il cinema della Sud Corea, terminato in un disastro commerciale pagato a caro prezzo dal regista jang Sun-woo: da allora è inattivo (!). Il film parte da un concetto banale, forse ai tempi neanche tanto, basato sul corto-circuito tra realtà e videogame uniti in un'unica indistinta dimensione. Se la pellicola ha un pregio, ma può essere visto come il suo contrario, è quella di confondere i vari piani narrativi a causa di una storia abbastanza scombinata che mischia Andersen e la sua "piccola fiammiferaria" con l'influenza dei videogame, la violenza e l'azione estrema del cinema di Hong Kong.

La vita è come un videogame meraviglioso dalla grafica eccelsa e una giocabilità pazzesca, pieno di livelli e pericoli da affrontare, vi sono delle missioni da compiere, armi da acquisire e nemici da abbattere, personaggi da incontrare per attraversare porte nascoste. C'è un piccolo problema, anche in questo gioco la vita è una sola, dopo compare la scritta "game over". Su questo schema "The Resurrection" si lascia trasportare nella follia pura e una serie di eventi che nella maggior parte dei casi sfociano in sparatorie sanguinarie, il film è in gran parte una serie di scontri a fuoco super-coreografati da un'equipe di specialisti di Hong Kong guidati da Yuen Tak (Once Upon A Time In China 2") accompagnati da stunts spericolati con macchine, moto, elicotteri, che puntualmente vengono fatti esplodere. Inoltre vi sono un numero incalcolabile di morti ammazzati, tra le scene più divertenti, per cosi dire, vi sono proprio le carneficine che i protagonisti compiono su diverse persone inermi sorprese nelle normali attività quotidiane e capitate nel posto sbagliato nel momento sbagliato.

La "piccola fiammiferaia" della storia è una ragazzina minuta, a proposito terribile il doppiaggio italiano a lei riservato, un personaggio non-sense, un bug del sistema centrale incarnato da un'adolescente che mendica accendini per strada, che altro non è se non la proiezione della ragazza che gestisce la sala giochi frequentata dal protagonista Ju. Il film vaga con poca coerenza verso personaggi disparati, tipo donne killer, agenti nero-vestiti, squadre d'assalto, in quella che sembra la risposta orientale a "Matrix", citato più volte in maniera plateale come alcune scene (identiche!) in bullet time, bisogna però a sua volta ricordare sempre che il film dei Wachowski non esisterebbe nemmeno senza il cinema action orientale. Lo scarto interessante della pellicola è la vena anarcoide che lo attraversa, densa di ironia e quasi sperimentale a partire da un uso spregiudicato della colonna sonora che ingloba pezzi come "Ave Maria" di Schubert o "besame mucho", in una sparatoria poi si sente in sottofondo una canzone pop solare, in un altro frangente una boy-band(?) coreana tira fuori un pezzo strappa-lacrime, molto bello, che poi ritorna per il gran finale. Che dire poi del gioco di citazioni? in una scena, nel baracchino gestito dal personaggio Fish Cake, ci sono due comparse vestite come Jean Renò e Natalie Portman in "Leon".

Nella parte finale si vedono all'opera dei discreti effetti visivi/ottici, intanto le sparatorie sono diventate ancora più parossistiche ed esagerate. Salta fuori una nuova arma geniale (detto il Maccarello!), una pistola-giocattolo capace di sprigionare raggi disintegratori, utilizzabile solo con i poteri mentali sviluppati dal protagonista che suggeriscono un altro aspetto, non proprio evidente per il pubblico occidentale, ossia una matrice taoista che attraversa la pellicola e identificabile in piccoli episodi (il pesce pescato senza l'esca) per la maturazione spirituale dell'eroe che è guidato da un maestro, il programmatore del Sistema. Nel film compaiono diverse sovra-impressioni, come nei videogame, che annunciano il passaggio dei livelli e le informazioni degli status dei personaggi e cosi via, il finale viene addirittura proposto con diverse alternative, a seconda dell'abilità del giocatore si ottengono due diverse conclusioni. Molto lungo (quasi due ore di film), a tratti incomprensibile eppure affascinante.

Tit.originale: "The Resurrection of The Little Match Girl"
paese: Corea del Sud
Rating:7/10

Commenti

Simone Corà ha detto…
Molto interessante, non lo conoscevo e mi sa che lo recupererò. :)
Sciamano ha detto…
E' uno strano "oggetto" ma una visione la merita;)