Secret Service of the Imperial Court (1984)


Uno degli ultimi grandi film della Shaw Bros.

Il capo-istruttore delle Guardie Imperiali, conosciute per la loro ferocia e ubbidienza, si ritrova coinvolto in un complotto guidato da un malvagio eunuco. L'uomo si rifiuta di eseguire gli ordini dei suoi superiori, tra i quali il padre, il capo supremo delle Guardie, che suo malgrado si piega ai voleri del nuovo potere costituito. La situazione precipita quando l'eunuco ordina l'uccisione del giovane ribelle.

Gli Shaw Brothers sono agli sgoccioli, solo l'anno successivo (il 1985), i gloriosi studi di Hong Kong chiudono i battenti ma c'è ancora tempo per gli ultimi colpi di coda come "Secret Service of the Imperial Court". Il film, seppur bellissimo, riflette il mancato rinnovamento del wuxiapian, rinvigorito solo in seguito nei primi anni 90 ("New Dragon Inn", "Moon Warriors", ecc.), genere classico ancora fermo agli anni 70 tanto che sembra di assistere a una pellicola del 1974 (!). Il film resta una perla per gli amanti del swordplay per vari motivi a cominciare dalle influenze marcate di certo cinema di arti marziali giapponesi.

I combattimenti contano sempre sulla carta vincente delle coreografie uniche del cinema di Hong Kong, mentre è la componente grafica a sorprendere con esplosioni splatter tipiche delle serie chambara primi anni 70 "Lady Snowblood" e "Lone Wolf and Cub", quest'ultimo viene richiamato anche per la figura del protagonista che, a un certo punto, inizia braccato una fuga con il figlioletto e la moglie. Gli stuntmen, abituati a premere (sulle ferite) una sacca nascosta di sciroppo pronta a simulare il fiotto di sangue, ora sono impegnati con fontane rosse di geyser nebulizzati in interminabili secondi. In un duello contro uno dei luogotenenti del padre l'eroe lancia un fendente di spada e scivola al fianco dell'avversario che rimane pietrificato, sino a rivelare una ferita (mortale) da cui sgorga un enorme getto di sangue, uno dei tòpoi del cinema di arti marziali ripreso con solennità e la consumata perizia del regista Tony Liu jun-Guk ("The Lady Assassin"), qui anche in veste di abile coreografo.

Molte sequenze sembrano velocizzate, l'azione tiene ritmi elevatissimi e va di pari passo con una serie esagerata di morti ammazzati e teste che rotolano, la scena d'apertura si occupa subito dell'esecuzione cruenta di alcuni poveracci imprigionati a dei pali. Sempre nel prologo si vede il villain della pellicola, il formidabile eunuco effeminato di Anthony Lau Wing, un attore storico che può dire di avere recitato con Bruce Lee in almeno due occasioni ("The Big Boss", "Fist of Fury"), inquietante essere albino che ha una cura maniacale per le unghie (rosa!), si presenta all'imperatore con in dono due ragazzine ignude avvolte in sudari-bare, con questa mossa si ingrazia il giovane smidollato che si lascia andare a orgie effimere: si vedono dei nudi integrali femminili, piuttosto insoliti per il genere.

Le sequenze più belle e spettacolari sono, giustamente, riservate all'eroe di Leun Kar Yang, grande attore marziale a cavallo degli anni 70/80 ("Thundering Mantis", "The Victim"), girate in esterni nella solita bay area di Hong Kong, sublimate nel gigantesco inseguimento delle guardie lanciate contro il loro istruttore di un tempo, gravato dal figlio legato al grembo e la giovane moglie al fianco. Una grande scena madre, ripresa con impegnativi carrelli e un grande senso del montaggio, sulle note di una canzone evocativa mentre il protagonista lascia sul terreno decine di avversari nei pressi di una spiaggia e nella vegetazione di un bosco, sino a rifugiarsi in un casolare cinto d'assedio.

Tradimenti, suicidi e morti violente si susseguono sino all'inevitabile duello, tra l'eroe e il temibile eunuco, nel quale si può scorgere un possibile influsso dell'emergente new wave guidata da Tsui Hark ("Zu Warriors from the Mountain") e Ching Siu Tung ("Duel to the Death"), con voli in wire works deliranti inframezzati da colpi di kung fu vecchia scuola.
In una piccola parte ma di drammatica intensità anche il volto di Lo Lieh ("The Magic Blade", "Killer Clans"), non è difficile riconoscere altre facce note, come un paio di "five venoms" conosciuti per i film di Chang Cheh. Il padre di Leun Kar Yang è interpretato dal leggendario Ku Feng ("La mano sinistra della violenza"). I titoli di coda riassumono le scene più salienti del film e terminano con un grande fermo-immagine. Di recente è uscito anche un remake intitolato "14 Blades" (2010).

Tit.originale:"Secret Service of the Imperial Court"
paese:Hong Kong
Rating:8/10

Commenti