I Guardiani del Destino (2011)


L'adattamento (romantico) di un breve racconto di P.K. Dick.

David Norris è un politico giovane, di successo, con la prospettiva di una carriera radiosa. L'incontro con la bella Elise gli fa capire di avere trovato la donna della sua vita ma qualcuno trama nell'ombra: un'entità che regola i destini dell'uomo da millenni infatti ha deciso che David non deve più vedere quella ragazza.

Adattare al cinema una storia di Philip K. Dick non significa in automatico un buon film (tra gli esempi più felici "Blade Runner", "Minority Report"), ne sa qualcosa John Woo con il mediocre "Paycheck", in questo caso siamo dalle parti della sciocchezza annacquata, del film blockbuster innocuo che strizza l'occhio al grande pubblico dei buoni sentimenti. In poche parole uno di quei film da fuggire a gambe levate, se non fosse che a molti piace farsi cullare in romanticismi di terzo ordine, pericolosamente vicino a certe pellicole di Richard Gere e in fondo sorprende che non sia lui il protagonista, invece è quel bravo figliolo di Matt Damon che perde la testa per la Elise di Emily Blunt, una ragazza vestita a sera leggermente brilla, incontrata a sorpresa nel bagno degli uomini di un elegante palazzo, notare che questa, con uno scambio di battute divertenti culminanti in una scena di bacio (fuggevole), è forse la migliore scena del film (!). Poi c'è tutto l'aspetto fantascientifico, o meglio, fantastico della vicenda che si presenta come un temibile pastrocchio tra il primo "Matrix", "Autumn in New York" e una spruzzata di "Sliding Doors" (aiuto!).

Alla gente piace credere di potere piegare il proprio destino (andatelo a dire ai bambini del Darfur come è facile questo sport), lo sanno bene gli sceneggiatori furboni, tra i quali George Nolfi, già sceneggiatore della serie "Jason Bourne" che spiega cosi (forse) la presenza di Matt Damon", qui all'esordio dietro la macchina da presa per un film anche confezionato bene, con una certa eleganza che però puzza di commedia patinata lontano un miglio. Il film ricorda qualcosa di "Dark City" senza avere un briciolo visionario di Proyas, si rientra nei ranghi del grande complotto con al centro lo spaesato protagonista e la comparsa di strani personaggi vestiti come degli impiegati del catasto (o altra categoria bersagliata a scelta) con indumenti vagamente anni 50 e cappello a tesa. Se in "Matrix" ogni personaggio aveva gli occhiali, a dire la verità senza una specifica ragione, ne "I Guardiani del Destino" è fondamentale avere il copri-capo per attraversare i buchi-temporali per cosi abbattere le dimensioni dello spazio e del tempo.

I guardiani vigilano sugli uomini e ne determinano le azioni, sino a quando non capitano delle anomalie, come nel caso di David Norris che approfitta della distrazione di un custode che si appisola su una panchina, quindi il ragazzo (41enne) incontra le persone che non dovrebbe incontrare e comincia a pensare cose che non dovrebbe pensare e via dicendo in situazioni (stra)viste. Il problema è che il tutto è condito dal sentimentalismo d'accatto e gli incontri con la Blunt che fa la ballerina, quindi tocca sorbirsi pure il balletto con delle coreografie super sciatte. Cosa non si fa quando si è innamorati, infatti David si mette contro il capo dei Guardiani interpretato da un imbalsamato Terence Stamp che proferisce terribili scenari, si fa per dire, tipo "se non fai questo e quello la tua ragazza andrà a insegnare danza alle bambine!" (....bbbrrr...che minaccia!).

Ultima mezzora allungata con qualche scena d'azione, anche qui per modo di dire, visto che si tratta di corse su e giù per delle scale, aprire e chiudere porte che si spalancano in ambientazioni sempre più improbabili ma sempre, attenzione, in quel di New York anche perché forse mancavano i permessi per girare in New Jersey. Nel contempo si fa conoscenza di un guardiano (del destino) dimesso e buono come il pane, dalla pelle nera cosi non si fa torto a nessuno, e poi finalmente si giunge al finale che, da non credere e difficile reggere, è il più happy degli ultimi anni. Da evitare.

Tit. originale:"The Adjustment Bureau"
paese:USA
Rating:4/10

Commenti

cinefatti ha detto…
Ottima analisi della pellicola. Quando lo vidi io questo film pensai che avevo sbagliato sala ed ero andato nella sala del film romantico di turno. Poi i titoli di coda mi hanno confermato che non avevo sbagliato e volevo farmi risarcire il biglietto. Ma forse se mettevo il copricapo potevo entrare direttamente in sala senza passare dalla biglietteria tramite una porta. Peccato, non ci ho pensato!
Sciamano ha detto…
ah-ah! si infatti questo film va bene al massimo per San valentino...grazie;)
Me ne avevano parlato benissimo, e invece scopro che è il solito polpettone o__O
Male, miseria, male!!
Eviteròllo.
Sciamano ha detto…
si, é un polpettone in salsa fantascientifica!..via, via;)