I Tre Volti Della Paura (1963)


Tre passi nella paura suggeriti dal grande Mario Bava.

Primo episodio: Una giovane è minacciata al telefono da un maniaco che vuole ucciderla. Secondo episodio: un viandante trova riparo in una casa in mezzo ai boschi ma i suoi occupanti sono terrorizzati per una maledizione che colpisce la zona. Terzo episodio: Un'infermiera viene chiamata per comporre il corpo di una vecchia signora morta in una vecchia casa.

Mario Bava nel periodo più entusiasmante della carriera, può girare qualsiasi cosa e farlo sembrare oro, è il migliore nel suo campo ma i mezzi finanziari non sono ancora all'altezza del suo talento incontenibile. E forse è meglio cosi, del resto l'ingegno e la creatività del regista de "La Maschera del Demonio" nascono nell'adattarsi in soluzioni artistiche semplici ma dall'effetto straordinario, nel caso de "I tre volti della paura" tutto è al posto giusto, non servono tanti soldi quando l'ispirazione e la classe sono di casa. La pellicola rientra nel sotto-filone dei film a capitoli (horror) e si colloca tra i massimi esponenti della categoria, a dire il vero molto trascurata nei tempi recenti e più prolifica nel passato.

Nei titoli di testa si viene informati che i rispettivi capitoli sono tratti(meglio dire ispirati) dalle opere di (Aleksej) Tolstoj, Checov e Maupassant (in realtà questi ultimi due autori più noti compaiono al posto di P.Kettridge e F.G. Snyder per dare un tono più altolocato all'operazione) ma la sorpresa gradita è l'introduzione di Boris Karloff, nel ruolo di se stesso, che si rivolge al pubblico nell'invito di godersi lo spettacolo. L'attore appare anche nel secondo segmento "I Wurdulak" nella parte di un morto (vampiro) ritornante e nel finale, ormai celebre, in sella a un cavallo, con l'inquadratura che si allarga a mostrare i proverbiali trucchi di scena dei tecnici del fantastico cinema italiano anni 60.

I tre episodi sono dei gioielli di tensione e regia, il primo "Il telefono" riguarda la paura proveniente dall'esterno, i meccanismi sono quelli del thriller ma sarebbe meglio dire "slasher", questa manciata di minuti anticipano buona parte del cinema horror americano e titoli stranoti come "Black Christmas", "Chiamata da uno sconosciuto" sino al più recente "Scream". L'ambientazione claustrofobica di un appartamento stringe in assedio una bella ragazza, rientrata in casa da poco e in deshabillé, costretta a subire lo stalking terrificante di una voce al telefono che dice di conoscere ogni suo movimento e di volerla morta, in seguito subentra un altro personaggio femminile e si insinua una componente lesbo e di gelosia sino alla sorpresa (mortale) finale.

Il secondo episodio "I Wurdulak" si avvale di magnifici esterni con il regista nel territorio che più predilige, quello del fantastico evocato per immagini di visionario onirismo, è il turno della paura irrazionale e dei mostri. Il tema dei vampiri e dei morti che ritornano sono al centro di una breve ma indimenticabile storia gotica, immersa nelle ombre di boschi e rovine che Bava risalta con incredibili inquadrature, gli attori che scivolano verso l'obiettivo su carrelli (invisibili), e una fotografia fulminante, dai colori di una densità infernale che trasforma i volti e piega l'oscurità in un'entità viva e inesplicabile. Il protagonista maschile Mark Damon ricalca la parte interpretata nello storico "I Vivi e i Morti"(1960) di Roger Corman.

L'ultimo episodio "La goccia d'acqua" indaga la paura interiore, il senso di colpa, ruota intorno alla tenebrosa avventura di un'infermiera impegnata nella solitaria e spiacevole vestizione di una donna morta. L'attrazione verso il prezioso anello indossato dal cadavere costerà caro alla donna perseguitata dal suono della caduta di una goccia d'acqua, il preludio della follia animato da Bava con l'apparizione di figure inquietanti, sino al disordine psicologico più profondo che sfocia nel beffardo finale. La maschera che riproduce il volto della morta, agghiacciante, è stata creata dal padre scultore del regista: Eugenio Bava. Il film venne distribuito all'estero con il titolo "Black Sabbath", nome ripreso in seguito dalla hard-rock (metal) band più celebre della storia.

paese:Italia
Rating:9/10

Commenti

ilgiornodeglizombi ha detto…
Questo è davvero un filmone della madonna.
Un' opera anche rivoluzionaria, a suo modo, che come sottolinei anche tu, anticipa di anni e anni tantissimi sottogeneri dell' horror che verrà.
Bisognerebbe studiarlo a scuola, Mario Bava
Sciamano ha detto…
confermo, Bava per me é stato (forse)il migliore regista di genere in Italia (ok, anche Leone però bisogna aprire un discorso a parte). Argento sarebbe diverso senza di lui o per lo meno ha avuto la strada spianata...e poi si, tutti i vari "venerdi 13" e slasher americani sono stati anticipati dal Maestro. ciao
ilgiornodeglizombi ha detto…
Per me il migliore, due spanne sopra a tutti, resta sempre Fulci. Ma Bava è il maestro, è il primo, è quello a cui tutti devono qualcosa.
E su Leone sì, andrebbe aperto tutto un discorso a parte e bisognerebbe anche uscire dall' ambito del genere.
Ciao!
Sciamano ha detto…
giusto Fulci, stavo dimenticando, ha spaziato nei generi come nessun altro in Italia. Però Bava, come dici, é arrivato prima...insomma una bella lotta;)