Triangle (2009)


Il labirintico horror psicologico ambientato su una misteriosa nave.

La giovane Jess vive con difficoltà la forma di autismo che ha colpito il figlio, un giorno si prende una pausa con gli amici per fare un'escursione in barca in alto mare. Jess appare confusa al gruppo guidato dal confidente Greg, lo skipper che vuole rinfrancarla almeno per un giorno. La giornata splendida è spezzata da una tempesta improvvisa che travolge l'imbarcazione, Jess e altri ragazzi si salvano a stento sui resti del relitto e gridano di gioia quando all'orizzonte appare in soccorso un'enorme nave....

Altro film difficile da commentare senza pregiudicare, se non l'intera visione, buona parte delle sorprese racchiuse in una storia curata e implacabile. Il consiglio è quello di avvicinarsi senza indugio verso uno dei migliori horror degli ultimi anni ma, come capita spesso per film di questo genere dai meccanismi precisi e rivelatori, con il minimo di informazioni possibili e, se si ritiene il caso, meglio interrompere la lettura di questo articolo. "Triangle" è il terzo horror dell'inglese Christopher Smith ("Black Death", 2010), dopo "Creep" (2004) e il divertente e caustico "Severance - Tagli al personale" (2006), un film elaborato nella successione degli eventi e pieno di atmosfera, ambientato alla luce del sole sin dentro i corridoi di un'enorme nave abbandonata, molto simili ai sinistri scorci dell'Overlook Hotel del celebre "Shining".

Il film di Kubrick ritorna, di sicuro un'influenza per Smith anche in veste di sceneggiatore, nell'impianto psicologico della vicenda che aggredisce i recessi mentali più oscuri della protagonista, interpretata da una strepitosa Melissa George ("30 giorni di buio"), coinvolta in un incubo senza fine dentro paradossi spazio-temporali che possono confondere e trascinare in un'esperienza dolorosa e incomprensibile. Smith si diverte a disseminare indizi e allusioni ma il bandolo della matassa si dispiega solo nella bella e drammatica scena finale, il titolo "Triangle" ricorre come nome della piccola nave usata a inizio film dai protagonisti ma può anche essere interpretato come riferimento al triangolo delle Bermude, la zona che con ragionevole sicurezza può identificare il teatro della storia.

Un altro segnale è il nome della nave fantasma in cui incappano i protagonisti, presentati in un prologo già sottilmente inquietante nella sua normalità, e precisamente "Aeolus" che rivela l'antica leggenda di Sisifo, il figlio di Eolo, condannato a ripetere all'infinito la stessa penitenza, una condizione di sofferenza del tutto uguale a quella riservata a Jess. La ragazza percepisce dei deja-vu nel momento di salire sulla nave soccorso, lei già conosce quei posti e ponti deserti, l'inquietudine si insinua con forza mentre indistinte apparizioni aumentano l'incertezza. La sceneggiatura fa scintille all'interno delle belle scenografie della nave, un transatlantico spettrale e incombente, un abile rompicapo che inizia con il massacro dei sopravvissuti per mano di un omicida mascherato, la cui identità non tarda a essere rivelata a una sconcertata Jess.

"Triangle" è una reiterata carneficina filtrata da diverse angolazioni e stati d'animo vissuti da Jess, la ragazza in fuga attraverso una concatenazione di omicidi confusi e ricomposti in una danza mortale sempre nuova eppure immutabile che si beffa del tempo e dello spazio. La tensione è sempre presente e ricorre agli stilemi tipici del cinema slasher, gli agguati alle vittime per mano di un assassino mascherato e le morti fantasiose, ma è l'esperienza traumatica continua insieme alla rivelazione finale a rendere il quadro agghiacciante, un horror-loop che si nutre dei sensi di colpa e la sofferenza, in quella che appare come una soffocante rappresentazione di un inferno personale, da cui non si può (mai) uscire. Gran film.

Tit.originale:"Triangle"
paese:Inghilterra
Rating:8/10

Commenti

Screammaker ha detto…
Uno dei migliori psico-horror/sci-fi degli ultimi anni: impeccabile dal punto di vista della storia, ben interpretato, fuorviante e sorprendente. E dire che, nei primi due minuti, ho avuto l'impressione di trovarmi di fronte ad una ciofeca, con una George in versione "Barbara d'Urso" mentre piange e stringe il figlio autistico per poi dimenticarsi di lui una scena dopo. Per una volta, questo stacchetto ha un senso. Diamine se ce l'ha!
Sciamano ha detto…
confermo, davvero una grande sceneggiatura per uno dei migliori horror degli ultimi tempi....e dire che ho aspettato a recuperarlo, da noi é ancora inedito!
;)