Una Farfalla con le Ali Insanguinate (1971)

I segreti sanguinosi della ricca provincia italiana in un giallo-thriller anni 70.

Una giovane studentessa viene uccisa in un parco di Bergamo. Alcuni testimoni hanno visto un uomo fuggire, dopo una breve indagine viene incarcerato il giornalista televisivo Alessandro Marchi. Le prove contro l'uomo sono schiaccianti ma i conti non tornano quando nuovi omicidi, con le stesse modalità, riportano la città nel terrore.

Il titolo "zoologico" ispirato ai freschi successi di Dario Argento ("L'uccello dalle piume di cristallo") può portare su una strada sbagliata, il film rientra sempre nel filone giallo-thriller ma rifugge la spettacolarità degli omicidi, che sono pure ridotti al minimo, per concentrarsi sulla tensione psicologica a indagare uno spaccato di provincia corrotto e ipocrita. Niente dettagli sanguinolenti o assassini con guanti neri, al loro posto la ricostruzione dell'omicidio di una ragazzina 17enne, la bella Carole André ("Il Mondo di Yor"), sino agli strascichi processuali con intere sequenze ambientate nella aule di un tribunale. Può sembrare, detto cosi, un film noioso ma non lo è mai per il continuo spostamento delle prospettive e cambi di marcia, alla fine si può dire che non esiste un protagonista principale, tutti ruotano intorno al delitto di una povera fanciulla.

Curiosa l'inquadratura iniziale ritagliata a forma di farfalla ma le ali insanguinate del titolo sono facilmente riconoscibili in un altro punto del film, nessuna rivelazione clamorosa, anche qui le attese possono risultare deluse, la vicenda ha il suo sviluppo centrale in quel di Bergamo (alta) ma vi sono inoltre numerose scene ambientate nel centro di Milano, per chi è pratico dei luoghi non è cosi semplice riconoscerli per i repentini stacchi, forse anche per questo si vedono le insolite inquadrature rivolte alle targhe delle vie (?). La polizia brancola nel buio e se la prende comoda, si ripetono divertenti i siparietti dell'ispettore interpretato da Silvano Tranquilli che rifiuta sempre il caffè preparato dall'aiutante perché mai di suo gradimento, mentre l'attenzione si concentra su una famiglia benestante che la vittima frequentava prima di morire.

Helmut Berger interpreta Giorgio, un ragazzo solitario che vive una tormentata storia d'amore con l'amica della ragazza morta, anch'egli era nei pressi dell'omicidio quando scorge un uomo (Giancarlo Sbragia) in impermeabile e cappello fuggire. Lo stesso che anche altri testimoni vedono nel parco, poco dopo il ritrovamento del cadavere, bella questa scena con il coinvolgimento di alcuni bambini che stanno giocando a nascondino sotto la pioggia. La regia è di Duccio Tessari, al secondo thriller dopo "La morte risale a ieri sera", grande regista di western ("Una pistola per Ringo") e di polizieschi crepuscolari ("Tony Arzenta"), per una carriera che ha attraversato le migliori stagioni del cinema di genere italiano.

La colonna sonora vive delle vampate improvvise di un classico di Tchaikovsky sino alle partiture originali di Gianni Ferio, colpisce anche il ricorso, per i tempi, alle indagini della polizia scientifica per mezzo di speciali macchinari e perizie tecniche, da questo punto di vista appaiono con glaciale realismo gli scatti del cadavere mostrati a inizio pellicola. La ricostruzione dei delitti procede, tra testimonianze e flash-back, con un incedere geometrico che all'improvviso si sfalda in un finale forse frettoloso, quasi irrazionale rispetto al resto del film. Film dalla struttura labirintica che può risultare spiazzante, nel ruolo di una borghese madre di famiglia la bella Ida Galli che, udite-udite, concede anche una breve sequenza di nudo con l'amante avvocato interpretato da Gunther Stoll. Un film thriller anomalo che divide di solito gli appassionati del genere.

paese:Italia
Rating:7/10

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