Distruggete DC59 - Da base spaziale a Hong Kong (1968)

Un aereo di linea dirottato da forze aliene in un fanta-horror giapponese.

L'equipaggio di un aereo, in rotta verso Tokyo, è in allarme per la possibile presenza a bordo di un terrorista. Il vero pericolo arriva invece, improvviso, da uno strano oggetto luminoso che provoca la rottura dei motori: il capitano con una manovra disperata riesce a portare il velivolo al suolo in una zona montuosa e isolata.

E' l'ultimo film in carriera di Hajime Sato (Il Pozzo di Satana, I Mostri della Città Sommersa) e forse anche quello più noto e apprezzato del regista, le cui tracce si perdono nel decennio successivo (accreditato in una serie tv) con poche spiegazioni. "Distruggete DC59" è uno di quei film che vale la pena riscoprire per il suo equilibrio tra fantascienza e orrore, uno dei migliori esempi del cinema fantastico di genere giapponese del periodo, denso di inquietudini e paure collettive, assecondato da un senso figurativo notevole. La storia è semplice, sembra arrivare dai sci-fi movies americani degli anni 50, nel pieno atto di un'invasione spaziale a rendere l'atmosfera ancora più irrespirabile e pesante, dentro un piccolo aereo di linea che racchiude le miserie e le debolezze di un'umanità in pieno disfacimento morale. L'anno di produzione è il 1968, una data traumatica, iniziano i moti di rivolta giovanili che si possono riconoscere nel terrorista in erba con la bomba nascosta, mosso da ideali non meglio precisati, è anche l'anno dell'escalation in Vietnam (offensiva del Tet) evocato dalla giovane che piange il compagno morto al fronte. L'attrice Kathy Horan che interpreta il personaggio è l'unica occidentale del cast, una habituée delle produzioni nipponiche ("Il Fango Verde").

Tra gli altri passeggeri anche un politico con pochi scrupoli e il dirigente di una fabbrica di armi che unge l'ospite offrendogli i servigi (sessuali) della bella moglie, da notare che le (poche) donne presenti sono in gran parte vittime. Si prosegue con un tizio con gli occhiali scuri che nascondono un killer professionista, un cinico professore di psicologia e uno studioso di fenomeni astrofisici. A reggere gli ultimi scampoli di perduta umanità sono il prode co-pilota Sugisaka (Teruo Yoshida) e la graziosa hostess Kuzumi (Tomomi Sato).
 La condanna dei conflitti armati emerge nel corso del film con dei montaggi (subliminali) inerenti vere immagini di guerra virate in un rosso sangue, lo stesso colore del cielo solcato da un aereo i cui finestrini sono bersagliati dallo schianto di uccelli impazziti. La pellicola si svolge in gran parte nella carlinga dell'aereo ma non mancano sequenze spettacolari (l'atterraggio d'emergenza) riprodotte con modellini, il set in seguito si allarga nei dintorni del velivolo atterrato, una zona deserta e inospitale, in cui si svolgono alcuni dei momenti più affascinanti grazie a colorati e psichedelici effetti speciali che permettono l'entrata in scena di una presenza aliena: un disco volante nella sua forma circolare più classica, per intenderci quella vista in "La terra contro di Dischi volanti" (1956), in seguito ripresa innumerevoli volte, si pensi per es. al disco di Alcor in "Atlas Ufo Robot".

La scoperta di un possibile terrorista tra i presenti e la rivelazione di un uomo armato passano in secondo piano con l'arrivo di una nuova minaccia, più subdola e incomprensibile: una strana forza riesce a impossessarsi dei corpi attirati verso una luce accecante. La scena d'incubazione dell'alieno gelatinoso (un figlio di Blob) che penetra nella vittima, con effetti prolungati e ravvicinati di protesi e liquami, anticipa i compiacimenti splatter degli horror di Fulci o di piccoli cult del genere come "L'alieno" (1987), bisogna aggiungere una componente visiva sixties tra colori vividi e scenografie pop. I corpi impossessati presentano una profonda ferita frontale ma l'aspetto più pericoloso è che si comportano come dei vampiri assassini, insensibili alle pallottole e pronti a stringere in una morsa mortale il collo dei malcapitati.

Hajime Sato dirige un film compatto e teso, pieno di suggestioni (fanta) orrorifiche, compare anche qualche buco di sceneggiatura che non scompone il messaggio pessimista di fondo sull'umanità e il castigo rappresentato da alieni inflessibili e violenti. Buona prova di Teruo Yoshida nel ruolo dell'eroico Sugisaka, al suo fianco la bella Kuzumi, i suoi tentativi di sfuggire culminano in un finale post-apocalittico globale, pieno di cadaveri e decomposizione sino a un'ultima inquadratura dallo spazio nero e minaccioso. Il sotto-titolo italiano è sconcertante: non compare nessuna base spaziale, mentre di Hong Kong non vi è traccia. In U.S.A. il film è uscito solo nel 1979 con il significativo titolo "Body Snatcher From Hell".

Tit.originale:"Kyuketsuki Gokemidoro"
paese: Giappone
Rating:7/10

Commenti

Babol ha detto…
Non ho letto tutta la recensione per non togliermi la sorpresa, ma mi ispira.
Cercherò!
Sciamano ha detto…
secondo me merita
...in effetti svelo qualche dettaglio di troppo, ma non guasta (spero) la visione ;)