Swords of Death (1971)

Il sesto capitolo della serie Miyamoto Musashi.

Il samurai Miyamoto Musashi vuole apprendere la tecnica di combattimento della catena e la falce. Giunge quindi nei pressi di un maestro avversario per carpirne i segreti, l'iniziale accoglienza si trasforma presto in una sfida mortale.

Film postumo di Uchida Tomu, grande regista degli anni 50 e 60, ideatore della saga dedicata al più grande spadaccino della storia giapponese, Miyamoto Musashi, qui nel sesto e ultimo episodio. Il personaggio, è bene dire, ha ispirato altri film famosi negli anni 50 interpretati da Toshiro Mifune. Il prologo è un collage delle avventure precedenti, brevi duelli con avversari differenti affrontati dall'eroe divenuto esperto nel brandire due spade. In una scena il samurai nella foga della lotta uccide anche un bambino (!), il portamento elegante e marziale dell'attore Kinnosuke Nakamura (Goyokin) non distoglie dalla parvenza di eroe giusto e coraggioso. "Swords of Death" è un film di arti marziali senza arti marziali, il titolo internazionale è ingannatore,  gli scontri sono quasi inesistenti, la sorpresa è che non se ne sente la mancanza, per merito di una tensione costante che attraversa i protagonisti. E' una guerra di nervi e posizioni da mantenere, una lotta cerebrale più che di forza fisica.

La durata della pellicola è ridotta, appena 75 minuti, per una storia che verte sull'intenzione di Myamoto Musashi di apprendere una nuova tecnica marziale. L'eroe giunge in una landa selvaggia e isolata, la vita da quelle parti è talmente difficile che quando un povero cane finisce in una trappola per animali si fa festa, la scena da vedere è piuttosto dura, il capo del territorio é anche il maestro della tecnica della catena e la falce. Musashi si introduce nella casa di Baiken Shishido (Rentaro Mikuni) e ne conosce la moglie che è pratica nell'agitare una pericolosa catena fatta volteggiare davanti al figlioletto dentro un cesto. L'inatteso ospite viene in un primo momento accolto con gli onori ma quando si viene a sapere che Musashi ha ucciso, in un precedente scontro fatto vedere in flash-back, il fratello della donna, la coppia di coniugi decide di eliminarlo. Non hanno fatto i conti con Musashi che non esita e prendere in ostaggio il figlioletto per una lunga contesa, insolita e scorretta.

Immagini sgranate e coreografie dei (pochi)combattimenti spezzate dal montaggio, fermi-immagini sorprendenti e selvaggi, sembra di intravedere una fase sperimentale, forse dovuta anche al fatto che si tratta di un lavoro lasciato incompleto dal regista che muore durante le riprese. Il film è imprevedibile in ogni suo aspetto, l'eroe non esita a dispensare violenze anche sui bambini, i personaggi principali sulla scena sono in pratica tre (Musashi, Baiken e la moglie), mentre i combattimenti spariscono per fare spazio a una seconda parte di sotterfugi e inganni. Il film è uno sguardo sulla crudeltà delle persone, l'odio e la violenza colpiscono tutti senza distinzione, l'eroe Musashi riflette contro i suoi avversari il male che essi provano per lui, vi compaiono quindi le scene che coinvolgono il piccolo in ricatti disturbanti, in una sorta di anticipazione con minori protagonisti di situazioni estreme tipiche di "Lone Wolf and Cub".

In una delle sequenze più toccanti e realistiche, la madre del piccolo prigioniero implora di nutrirlo con il suo latte che spilla da un seno nudo. Il finale sospeso non fa altro che rafforzare lo straniamento della pellicola, un piccolo grande duello tra Miyamoto Musashi e Baiken Shishido che si estende nei prati intorno alla casa. Il film è disponibile in dvd, la copertina è in bianco e nero mentre il film è a colori, sembra più un riversamento da una vhs, non è previsto il doppiaggio ma solo sottotitoli in italiano, la brutta notizia è che il formato letterbox è pessimo e la lingua giapponese originale fuori sincrono, resta l'unico modo per vedere questo gioiello sbucato dal passato.

Tit.originale:"Swords of Death" (intern.)
paese:Giappone
Rating:8/10


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