La Chiesa (1989)

Il secondo film (horror) di Michele Soavi.

Medioevo, i cavalieri teutonici soffocano nel sangue gli abitanti di un villaggio accusati di stregoneria, per sigillare il male per sempre i cadaveri sono radunati in una fossa sulla quale viene eretta una chiesa. Molti secoli dopo, un bibliotecario appena assunto in una cattedrale è attratto da una pergamena che indica una tomba nelle segrete, l'uomo si avventura nel luogo sormontato da una croce e una scultura demoniaca con l'intenzione di vedere cosa nasconde....

In quegli anni il passaggio di testimone tra Argento e Soavi avviene anche per merito de "La Chiesa", il regista di "Profondo Rosso" produce e scrive il soggetto che rimanda in modo esplicito alle sue precedenti opere come "Suspiria" e "Inferno", storie demoniache incentrate sulle dimore aperte alle dimensioni del male, custodi di riti antichi e superstizioni terrificanti. Il film però, in origine, doveva essere il terzo capitolo della serie "Demoni", sempre prodotta da Argento, poi sfumato e virato nelle modifiche portate dal subentrato e promettente Michele Soavi, reduce dal primo grande slasher "Deliria" del 1987. A conti fatti "La Chiesa" è un buon horror gotico con soprassalti lovecraftiani ma anche, con grossa probabilità, il film horror meno riuscito in carriera del regista, solo perché gli altri film, il folgorante esordio e i successivi "La Setta" (1991) e "Dellamorte Dellamore" (1994), sono di altissimo livello, tanto è vero che negli anni a venire, in Italia (sia chiaro), restano ancora insuperati (!).

La vicenda è piuttosto lineare, semplice, è il lavoro di regia a costruire l'atmosfera e rendere la pellicola efficace. Il prologo inoltre è difficile dimenticarlo con l'intuizione della soggettiva dei cavalieri disegnata a forma di croce come la fessura dei loro elmi, un inizio molto cruento che, per i più curiosi, a una attenta visione rivela alcuni errori involontari ( recinzioni metalliche compaiono di sfuggita nella scena del galoppo), un assalto di un gruppo di cavalieri crociati ai danni di inermi civili massacrati in sanguinose esecuzioni ,con teste che rotolano palleggiate dalle zampe dei cavalli e fanciulle stritolate da mani impietose. A rendere i primi minuti intriganti sono la guida di un prete vendicativo, vestito di nero e con un forcone-crocifisso, e la misteriosa presenza di una figura incappucciata, che ricorre nel corso della vicenda, con il volto nascosto da un cesto.

In seguito "La Chiesa" riprende l'idea di un luogo chiuso e sotto assedio come nel precedente "Deliria", girato all'interno di un teatro, qui invece come da titolo ci troviamo in una cattedrale gotica, inquietante e ripresa in  architetture, statue e dipinti di sinistra fattura, tipica dello stile proveniente dall'oscuro medioevo. Da questo punto di vista risulta notevole l'ambientazione nei sotterranei della scarna stanza con al centro un'enorme croce sul pavimento, il simbolo a guardia di un male che non deve essere liberato, per una sensazione di malvagità che riporta ad altri film similari (e più blasonati) come "La Fortezza" di M. Mann e "Il Signore del Male" di Carpenter. Alla fine, come facile prevedere, il portale verrà aperto con tremende conseguenze e, al contrario di quanto si può pensare, il film perde la tensione da quel momento per rientrare in meccanismi molto prevedibili, con una serie di vittime che cadono di malefici e visioni orribili, a vivacizzare le scene giungono comunque delle interessanti uccisioni splatter e divertenti creature mostruose, intente anche in audaci accoppiamenti con giovani donne.

Buono il cast con i protagonisti Thomas Arana, il bibliotecario, e la bella e brava Barbara Cupisti, la giovane restauratrice, che si presta anche a una scena di nudo, il film è ricordato anche per la prima vera prova di rilievo di Asia Argento, allora 13enne, nel ruolo di una piccola lolita, la figlia del sacrestano. Breve apparizione anche per Michele Soavi nel ruolo di un poliziotto. Un punto a favore l'ottima colonna sonora, molto evocativa, curata da Keith Emerson con brani di Philip Glass e Goblin. Soavi continua a perfezionare il suo stile, molto tecnico, si veda il piano-sequenza nelle prime scene nella cattedrale, intriso di sequenze oniriche inquietanti, la fossa dei cadaveri descritta come un incubo a occhi aperti,  e non privo di ironia (la campana suonata con una testa mozzata), la struttura del film e il taglio delle cupe ambientazioni verranno riprese nel successivo "La Setta". Sottovalutato, come quasi tutti i film di Soavi.

paese:Italia
Rating:7/10

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