Flying Swords of Dragon Gate (2011)

Jet Li in un wuxiapian in 3D diretto da Tsui Hark.

Antica Cina, Gli eunuchi dominano con il pugno di ferro la popolazione, solo pochi valorosi guidati dallo spadaccino Zhao Huai'an si contrappongono alle ingiustizie. Una concubina fuggita dal palazzo reale viene tratta in salvo verso una locanda nel deserto, nel luogo convergono anche Zhao, gli uomini che lo vogliono morto e una banda di predoni. Sulla zona grava la leggenda di un'antica città ricca di tesori sepolta dalle sabbie del deserto.

Secondo adattamento in ordine di tempo, dopo il remake del 1992 con protagonista Donnie Yen, del film originale "Dragon Gate Inn" del 1966 di King Hu sulle vicende che ruotano intorno a una locanda sperduta nel deserto. Tsui Hark riprende l'impostazione del precedente "Detective Dee e Il Mistero della Fiamma Fantasma", densa di effetti speciali e scenografie di ampio respiro, il regista sposa in pieno il supporto invasivo della computer grafica e, per la prima volta, si getta nell'esperienza del 3D. La prima carrellata si apre a volo radente sopra decine di velieri attraccati in un enorme porto, una sequenza completamente ricostruita in digitale come la gran parte della pellicola, gli effetti in 3D sono questa volta un valore aggiunto per la grandiosità degli spazi a perdita d'occhio, ideati per sfruttare la tecnica tridimensionale. Il film è, soprattutto, l'incontro tra Tsui Hark e Jet Li dopo l'ultima collaborazione risalente a circa 20 anni prima (Once Upon a Time in China 3).

Rispetto a "Detective Dee" si perdono per strada l'emozione e una storia intrigante ma si guadagna nella resa spettacolare dei combattimenti, la pellicola divide i giudizi, risalta in fondo le caratteristiche specifiche di Tsui Hark, quelle tecniche e improntate alla resa visiva. La vicenda è poco o nulla appassionante, anche confusa, poco delineata nei personaggi e bada subito al sodo degli scontri marziali che sono super hi-tech, un'evoluzione del wire-work in questo caso iper-stilizzato e digitale, al primo impatto non semplice da digerire (per quelli della vecchia scuola del kung fu anni 70). Le coreografie sono elaborate e vorticose, i contendenti compiono balzi impossibili contro ogni legge della fisica, i contatti di spade e colpi marziali sono sempre differenti ad ogni occasione e inseriti dentro spazi enormi, in alcuni duelli si attraversano scenari giganteschi spinti sino a decine di metri da terra. A capo dell'equipe di coreografi il veterano Yuen Bun, già presente ai tempi del capolavoro "The Blade" di Tsui Hark che viene citato in alcuni scontri con spade-boomerang e catene rotanti.

Jet Li è ancora degno del suo nome e impegnato nel ruolo dell'eroe Zhao, il primo combattimento che lo vede protagonista arriva subito all'inizio contro l'eunuco di Gordon Liu (La 36^ Camera di Shaolin), il mitico attore visibilmente invecchiato e con problemi di salute si concede una breve apparizione, compare anche l'immancabile (auto)citazione dei tronchi (qui enormi!) scagliati come arma e fatti roteare in aria. Il titolo internazionale inglese dice tutto: ci sono dei combattimenti volanti nei pressi della locanda del Dragone, il luogo che attira numerosi personaggi nel bel mezzo del deserto (dei tartari). E una banda di Tartari capeggiati da una bella guerriera, l'attrice Gwei Lun-Mei splendida, si fanno notare per le maniere rudi e la brama di un tesoro nascosto nelle vicinanze.

Per via dell'ambientazione desertica, l'amore non corrisposto (?) tra Zhao e la guerriera di Xun Zhou (Cloud Atlas) e storie di cavalieri erranti, per un attimo, può sembrare di essere dalle parti di "Ashes of Time" di Wong Kar Wai, ma si sprofonda subito, in senso letterale, nelle viscere della locanda e dell'avventura dentro grotte e cunicoli, mentre una minacciosa tempesta di sabbia avanza a spazzare via ogni cosa. L'ultima parte di pellicola svela gli scenari più imponenti, una antica città riportata alla luce del sole, mentre Zhao affronta il leader dei nemici (con i capelli sciolti ricorda Ian Astbury dei Cult!) all'interno della tromba di un tornado (!), una scena delirante. La parte finale porta ulteriori combattimenti super elaborati in mezzo a trappole, coltelli volanti e strutture gigantesche instabili. Un film di Tsui Hark a pieno titolo, forse con poca anima, ma soddisfacente nella controparte tecnica-visiva. Da vedere assolutamente in 3D, pena la perdita di buona parte dell'impatto spettacolare.

Tit.originale:"Flying Sword of Dragon Gate"
paese: Cina
Rating:7/10

Commenti