Revenant - Redivivo (2016)

Il western di frontiera con Leonardo Di Caprio e Tom Hardy diretto da Alejandro Gonzalez Inarritu.

Nord Dakota, 1823. Il trapper Hugh Glass rimane gravemente ferito in seguito all'attacco di un orso,  i cacciatori che lo accompagnano, con alle calcagna degli inseguitori indiani, decidono di lasciarlo indietro in compagnia del figlio e di altri due uomini. Il tradimento è però in agguato, creduto morto Glass rimane solo e sperduto nella ghiacciata natura incombente ma carico di rabbia e vendetta.

Tratto in parte da un romanzo di Michael Punke, a sua volta ispirato alle gesta del cacciatore di pelli Hugh Glass, fatto questo che consente l'abusata frase di lancio "basato su una storia vera", Revenant è l'attesissimo ritorno del regista messicano Inarritu dell'acclamato Birdman. Ad accrescere le aspettative un cast maschile imbattibile per fascino e richiamo visto che i due protagonisti principali sono interpretati dalle superstar Leonardo Di Caprio, il trapper Hugh Glass, e Tom Hardy, lo sgradevole cacciatore Fitzgerald, entrambi all'apice di una carriera che si prevede ancora lunga e fruttuosa. Al momento di scrivere Di Caprio è in lizza agli Oscar come migliore attore protagonista, premio inseguito dall'attore invano da tanti, forse troppi anni, per una delle 12 nominations ricevute dalla pellicola, a testimoniare la benevolenza intorno a questo survival western ambientato nelle gelide terre di confine tra Canada e Stati Uniti.


Seppure sporadico è un buon momento per il genere (western), in attesa dell'imminente "The Hateful Eight" di Tarantino, negli ultimi tempi visitato da Hollywood sempre più di rado, per fortuna opere come Revenant riavvicinano il pubblico verso una dimensione perduta ma ancora affascinante e primordiale. Termini che si possono accostare all'opera di Inarritu che non manca di sfoderare sin dalle prime immagini una tecnica di ripresa fuori dal comune, a risaltare la migliore caratteristica che risiede nella sbalorditiva evocazione di una natura selvaggia splendida e immanente, una cornice realistica ricavata in veri set esterni che hanno pesato non poco in fase di budget lievitato, si dice, vicino a una cifra di 130 milioni di $, aspetto che lo fa diventare il western più costoso di sempre. Le difficoltà della produzione sono da ricondurre anche alla volontà di Inarritu di girare in luoghi remoti e a temperature proibitive, per aneddoti di cinema d'altri tempi, con membri della troupe costretti a gettare la spugna per le condizioni ostili.

L'intenzione di aderire a uno stile di ripresa realistico unisce due concezioni a prima vista inconciliabili, se da una parte si è deciso di ottenere una luce il più possibile naturale, risaltata dalla magnifica fotografia di Emmanuel Lubezki, altro probabile in odore di Oscar, da cui il taglio plumbeo di Revenant, dall'altra è abbastanza sorprendente apprendere come la computer grafica(effetti speciali) sia utilizzata in modo massiccio. In particolare la ormai celebre sequenza dell'attacco dell'orso ai danni di Di Caprio si segnala come uno dei punti più alti per integrazione tra set naturali, attori e animazione elettronica, un risultato stupefacente che si fatica a credere ricostruito in modo artificiale, scena bellissima che sminuisce anche la recente (e riuscita) e similare vista nell'horror "Backcountry". In generale gli effetti speciali in Revenant vengono utilizzati per la riproduzione degli animali.

Inarritu concepisce un'avventura brutale che fa sanguinare e soffrire i suoi protagonisti, le scene iniziali riguardanti l'attacco degli indiani al campo dei cacciatori sono una serie di piani-sequenza e riprese ravvicinate che scaraventano lo spettatore in una carneficina forse mai vista in un western (e non solo), con richiami ad Apocalypse Now nel momento della fuga su un'imbarcazione lungo un fiume. Pochi minuti e siamo già in zona standing ovation, il problema è che Inarritu vuole anche fare da sceneggiatore e qui iniziano i cedimenti, o meglio, dalla parte centrale in avanti Revenant mostra il fianco, oltre a una smodata lunghezza (156 minuti), tra ripetizioni e momenti onirici contemplativi (molti vi hanno visto l'influenza di Malick) eccessivi e ridondanti, come in fondo appare anche la colonna sonora di Carsten Nicolai e Ryuichi Sakamoto.

Revenant è un capolavoro mancato che non riesce ad emozionare sino in fondo, i continui ricordi/allucinazioni/flash back di Glass intorno al figlio e alla moglie di origine indiana paiono a volte persi in un'inutile foga estetizzante, resta un buonissimo film con le performance superiori di Di Caprio, forse sacrificato in un personaggio costretto a stare per lungo tempo da solo in scena sofferente e muto, e di Tom Hardy, il più bravo nella parte del cacciatore opportunista con la cicatrice dello scalpo in testa, il villain di un'epopea di sangue, neve, foreste e indiani che può richiamare il capolavoro del passato "Corvo Rosso non avrai il mio scalpo". Nelle retrovie occhio all'emergente Domhnall Gleeson (Ex Machina, Star Wars Ep.7) nel ruolo del capitano Henry. Un film che deve essere comunque visto al cinema.

Tit.originale:"The Revenant"
paese:USA
Rating:7/10

Commenti

Marco Goi ha detto…
Anche per me un capolavoro mancato.
Putroppo. :(
Sciamano ha detto…
Eh già, lo rivedrò volentieri più avanti con calma, ma difficilmente cambio opinione
;)