Deriva a Tokyo - il vagabondo di Tokyo (1966)

Tit.originale: Tokyo Drifter (internaz.)
Paese: Giappone

Il classico del gangster (yakuza) movie diretto da Seijun Suzuki.

Tokyo, Tetsuya considera il vecchio boss Kurata come un padre e vuole seguirlo dopo la decisione di uscire dal giro della yakuza. Gli affari del crimine riaffiorano per la gestione di un immobile, Tetsuya rifiuta di unirsi a un clan rivale e viene inseguito da alcuni sicari, il ragazzo dietro il consiglio di Kurata decide di lasciare Tokyo per il dispiacere della fidanzata, una cantante di un night della città.

Conosciuto in maggiore misura con il titolo internazionale Tokyo Drifter, è uno dei migliori film di Seijun Suzuki, per la precisione un yakuza-movie che ha fatto scuola per lo stile visivo colorato e sperimentale, all'interno del genere considerato un classico capace di influenzare il cinema d'azione anche a distanza di decenni. Il riferimento è il filone heroic bloodshed di Hong Kong, in particolare il mitico "The Killer" di John Woo pare avere assimilato molto dell'opera di Suzuki, sia dal punto di vista estetico che narrativo, i protagonisti sono simili nella loro solitudine e aspetto, condividono l'amore per una cantante, si prediligono scene d'azione in cui l'eroe è solo contro numerosi avversari,  è bene ricordare che Tokyo Drifter esce 23 anni prima del film prodotto a Hong Kong.


Bisogna anche dire che le scene d'azione non sono centrali e non presentano ricercate coreografie spettacolari, alcune restano impresse per l'originalità e il surrealismo delle situazioni: l'episodio in cui Tetsuya lancia la pistola in aria per poi riprenderla al volo in un secondo momento, in un'altra occasione l'eroe affronta un duello/sparatoria sopra il binario di una ferrovia mentre alle spalle è in arrivo un treno in corsa. Il cinema di Seijun Suzuki è simbolico e vivido, in quel periodo dirige i suoi film migliori, predilige i film-yakuza e ne diviene uno dei maggiori esponenti per titoli come "La farfalla sul mirino", di un anno successivo, forse la sua opera più famosa. Si immerge nella storia e nella società del suo paese per elaborare film duri e memorabili come "Barriera di Carne" (1964), Tokyo Drifter si inserisce nella filmografia come opera più tradizionale, un'imposizione dei capoccia della casa Nikkatsu, ma la voglia sperimentale è sempre presente e irrefrenabile, nelle scenografie, nei vestiti e fotografia: il prologo è in bianco e nero, in seguito il film esplode in colorazioni pop.

L'onda lunga della swinging London si percepisce nell'ambientazione della discoteca e i balli all'occidentale, la colonna sonora strumentale è frizzante ma il vero tema-tormentone è la canzone intorno a un vagabondo di Tokyo che lo stesso protagonista fischia/canta in alcune scene, in quello che appare come un connubio riuscito tra musica e immagini. Il protagonista Tetsuya Watari è giovane, bello ed elegante quanto l'Alain Delon di "Frank Costello faccia d'angelo" e il Chow Yun Fat di "The Killer", si dice che l'attore abbia influenzato le fattezze di Arsenio Lupin della leggendaria serie manga/anime Lupin III di Monkey Punch, se vi pare poco. Tetsuya Watari si lancia in una proficua carriera quasi tutta improntata sui personaggi gangster, perfetto eroe noir vestito di bianco e scarpe di pelle scorrazza per il Giappone (innevato) inseguito da alcuni sicari.

Il mondo della yakuza che si intravede è popolato da figure squallide e arriviste, il protagonista deve subire anche il tradimento delle persone più care. E' un mondo tutto maschile, violento e misogino, si veda la fidanzata stupida (che legge i manga!) di uno yakuza, anche Tetsuya non fa molto per trattenere la donna amata al suo fianco, l'attrice Chieko Matsubara nella parte della cantante di night. Colpiscono i set (interni) spogli e artificiosi che contribuiscono a un'atmosfera di estatica sospensione, per un film raffinato e di classe come il suo solitario protagonista.

Rating:8/10


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