Animali Notturni (2016)

Il noir-pulp diretto dal regista stilista Tom Ford.

Tit.originale:"Nocturnal Animals"
Paese:USA

Susan è ricca e bella ma il matrimonio con Hutton è in crisi, anche il lavoro di gallerista non la appaga. Un giorno la donna riceve il manoscritto di un libro di prossima pubblicazione dal suo ex-marito, una storia di violenza nel Texas che la coinvolge al punto da farle elaborare tutta la sua vita, una diagnosi drammatica intrisa di amore perduto e crudeltà.

Per Tom Ford, meglio conosciuto come stilista di successo, il gradimento in veste di regista si impenna con il suo secondo film basato sul libro "Tony and Susan" di Austin Wright uscito nel 1993. Una base letteraria dunque per Ford impegnato anche in fase di sceneggiatura verso un percorso quasi didattico sulle conseguenze che portano le scelte dei protagonisti, in particolare del personaggio centrale di Susan Morrow, interpretata da una Amy Adams in stato di grazia, si dice così quando un'attrice si supera come in questo caso. La rossa Adams attraversa un periodo d'oro, dopo le apparizioni nel blockbuster "Batman vs Superman" e nell'imminente fantascientifico "Arrival", si cimenta in un'interpretazione intensa e piena di sfumature nonostante i pochi dialoghi a lei concessi.


Titoli di testa folgoranti e forse mai visti prima: una parata di donne (super)obese e nude agitano i loro corpi come pin up grottesche sino a rivelare di essere parte di una video-istallazione sofisticata e da ultimo grido. Siamo dentro a un mondo che Tom Ford conosce bene, facendone parte, a cui non sembra fare sconti per la gelida e cinica rappresentazione, quello della fashion e degli ultra-ricchi, lo stesso che bazzica la protagonista Susan, gallerista in piena crisi esistenziale. Animali Notturni prende quasi da subito una piega narrativa insolita e impegnativa, su diversi piani temporali e fisici, visto che Susan entra in possesso di un manoscritto che la immerge in una storia/vita parallela ambientata nel profondo Texas, altro luogo conosciuto dal regista in gioventù.

A questo punto si possono scomodare nomi illustri come Lynch e Friedkin per gli scenari noir affrontati e le implicazioni pulp, con personaggi che si sdoppiano e inghiottono le controparti reali, mentre la tensione aumenta sino a sfociare ai confini dell'horror (in certi momenti sembra di stare in "Le colline hanno gli occhi" di Craven). Ford si avvicina ai grandi citati, non riesce a eguagliarne la potenza, mancano sequenze di tale portata ma forse non era nemmeno intenzione farlo. Il flusso del racconto non è facile, si tratta sempre di uno sfasamento continuo tra la realtà integrata anche da flash-back giovanili e finzione, ma il senso che siano la medesima cosa è forte, con un brillante Jake Gyllenhaal impegnato nel doppio ruolo di Tony, l'ex di Susan, e di Edward Sheffield, il capo-famiglia protagonista del manoscritto che vede insidiare la moglie e la figlia da un gruppo di balordi.

L'apporto di prove attoriali di  livello si completa con lo sceriffo di provincia  rude e malconcio di Michael Shannon e del criminale interpretato da Aaron Taylor-Johnson, facce scolpite dalla durezza e l'ingiustizia perse da qualche parte nel Texas, terra noir per eccellenza intrisa di sangue e morti ammazzati. Per il pubblico femminile (e non solo?): occhio a Hermie Hammer (visto nel recente italiano Mine) nella parte di Hutton Morrow, mette in ombra l'acclamata bellezza di Bradley Cooper. Il finale molto bello nel ristorante di lusso, la scena migliore e più cattiva/devastante del film, è il resoconto della vita di Susan, la summa delle decisioni che determinano rimpianti e fallimenti ma, forse, anche nuovi percorsi e rinascite.

Rating:7/10



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