Waterworld (1995)

Il post-apocalittico con protagonista il celebre Kevin Costner.

Tit.originale:"Waterworld"
Paese:USA

In un futuro prossimo la Terra è sconvolta dallo scioglimento delle calotte polari, ogni superficie è cancellata da una tomba d'acqua. I pochi sopravvissuti vivono su isole artificiali o imbarcazioni, una vita resa ancora più difficile per la presenza degli smokers, pirati senza scrupoli. I criminali cercano una bambina che può indicare la via verso una terra emersa, Dryland, ma devono fare i conti con un avventuriero, un tipo solitario che trasporta con il suo catamarano la piccola e una donna, salvate dopo una rovinosa fuga...

Le manie di grandezza di Kevin Costner si infrangono in Waterworld, l'attore all'apice della fama dopo una serie di successi ininterrotti, arricchiti anche da svariati Oscar (Balla coi lupi), vede deteriorarsi il consenso e annusa l'onta del flop. A dire il vero gli incassi non sono così tragici come si sente dire in giro, 264 milioni di $ a fronte di un budget di 175, una cifra considerevole ma non sufficiente per generare profitti (la regola vuole, più o meno, che il film incassi come minimo il doppio del budget). Il problema di  Waterworld è il costo di produzione troppo elevato, all'epoca è il film più costoso mai concepito, ci penserà Cameron solo pochi anni dopo con Titanic ad alzare in modo ulteriore l'asticella. Sul piatto della bilancia bisogna però considerare che la pellicola ha ispirato la realizzazione di una delle maggiori attrazioni del parco divertimento Universal Studios di Los Angeles, dopo 20 anni ancora in cartello. Insomma difficile parlare di reale flop.


Si tratta di uno spartiacque, dato anche l'argomento (!), per la carriera dell'attore-regista, dopo Waterworld inizia una parabola discendente, dorata ci mancherebbe, ma pur sempre un declassamento mai del tutto elaborato visto che Costner insiste sulla stessa linea con il film ambizioso e similare The Postman (1997) che si traduce in un vera catastrofe (questa volta sì) al botteghino. Kevin Costner a 40 anni è ancora un sex-symbol, chiama il suo regista di fiducia Kevin Reynolds con il quale ha condiviso il grande lancio in "Fandango" (1985), si posiziona nel ruolo di un eroe solitario senza nome, molto simile al Mad Max di Miller e Gibson, a riguardo alcuni dei momenti più divertenti della pellicola in cui tratta con rudezza le due co-protagoniste femminili: la piccola Enola (Tina Majorino) con una mappa misteriosa tatuata sulla schiena e la prodiga Helen (Jeanne Tripplehorn).

Waterworld resta un'opera preziosa e imponente, girata con grande difficoltà per via della realizzazione di set giganteschi, realistici, con centinaia di comparse, e con pochi effetti speciali digitali (il pesce gigante), del resto la computer grafica era ancora ai primordi, situazioni che fanno lievitare i costi in maniera spropositata. Reynolds si dimostra un grande regista d'azione, abbondano inseguimenti, esplosioni, stunts con moto d'acqua e aerei, tutti reali sia chiaro, per uno spettacolo di acqua e fuoco notevole. Il mondo descritto è coerente e teso verso un messaggio ecologista piuttosto esplicito ma non fastidioso, il personaggio di Costner in fondo è egoista abbastanza da essere quasi antipatico, in poche parole credibile, a parte la sua natura di mutante (possiede delle branchie per respirare sott'acqua) poco sfruttata,  alla fine si tratta sempre dell'eroe ricalcato su Il Cavaliere della valle solitaria. Bello il look dell'attore, da straccione di buon gusto dei mari, con un retroterra post-atomico alla Mad Max che aleggia sempre.

I cattivi della vicenda, denominati Smokers per via delle sigarette che fumano ad ogni occasione, sono un po' il tasto dolente, troppo caricaturali e semplificati per essere presi sul serio, nonostante un Dennis Hopper in forma a capo della masnada, l'ironia appare eccessiva a discapito del contesto drammatico. Diverse le sequenze che rimangono impresse, da segnalare la prima fuga con il catamarano futuristico, il duello in mare aperto con l'aeroplano, il finale gigantesco sulla petroliera che poi scopriamo essere il relitto della Exxon Valdez (in quegli anni protagonista di un grave incidente ambientale). Superfluo ma piacevole il personaggio femminile di Jeanne Tripplehorn, inserito per mettere al fianco dell'eroe una bella donna.

Rating:7/10


Commenti

Michele Borgogni ha detto…
Ci sono affezionatissimo, ma anche rivisto recentemente non mi è mai sembrato il disastro che alcuni lo definiscono. Bella recensione, e concordo con te :)
Sciamano ha detto…
Rivisto dopo circa 20 anni (!), ai tempi non mi aveva convinto molto ma devo dire invece che regge ancora bene, è fatto con grande mestiere e si percepisce il realismo dello spettacolo scenografico e dell'azione.
P.S: grazie per la segnalazione su FB ;)