The Last Days (2013)

Il post-apocalittico ambientato a Barcellona, dai registi di Carriers.

Tit.originale: Los ultimos dias
Paese: Spagna/Francia

Un'inspiegabile epidemia provoca la morte di chi si avventura negli spazi aperti, al di fuori degli edifici. Il male si diffonde in tutto il pianeta, i sopravvissuti sono coloro che restano all'interno delle costruzioni come il giovane Marc di Barcellona, rimasto bloccato nel palazzo dove lavora come impiegato, il ragazzo è preoccupato per Julia, la compagna di cui ignora la sorte. Lo scavo di un tunnel nei sotterranei della città apre la possibilità per Marc di andare alla ricerca dell'amata...

I registi fratelli David e Alex Pastor perseguono le tematiche del film di debutto, il bellissimo "Carriers", improntate sul contagio e la desolazione sul futuro dell'umanità. Questa volta le ambientazioni portano nella natia Spagna, dopo la trasferta del primo film americano, una sfida ancora più suggestiva e ambiziosa visto che il budget di produzione appare più consistente, inoltre viene inserita una vena emozionale insolita capace di mettere a nudo i traumi (sociali) dei nostri tempi, come faceva una volta la migliore fantascienza. The Last Days paga dazio nell'arrivare in un periodo inflazionato da pellicole post-apocalittiche, il rischio di passare inosservato si è verificato, confuso in scenari e situazioni ormai familiari nonostante la cornice inedita della città di Barcellona.

Lo stile dei fratelli Pastor lascia trasparire l'affetto per il genere ma rifugge lo spettacolo facile, non siamo dalle parti di World War Z per intenderci, gli effetti speciali sono concepiti solo per le scenografie post-apocalittiche che permettono alla città di apparire desolata e in rovina. Le riprese sono suggestive anche se già viste, come l'attraversamento di animali dispersi in zone lasciate nell'abbandono. La struttura della pellicola segue i canoni della tradizione senza troppe variazioni, vi sono quindi un gruppo di sopravvissuti e una missione da compiere. Il male che ha portato al disastro viene definito "il panico", introdotto da una buona e ordinata regia tramite i ricordi (flashback) del protagonista Marc di Quim Gutierrz, un sintomo terribile che porta alle estreme conseguenze l'agorafobia, ossia il timore di attraversare spazi aperti.

Nel film non viene detto ma appare chiaro che il fenomeno mortale è il contenitore di tante paure che attanagliano la vita dei nostri tempi, una somatizzazione violenta dell'angoscia dell'uomo moderno (occidentale) schiavo della tecnologia e di una società impostata in rigidi schemi, che portano l'individuo sempre più isolato e senza prospettive per il futuro. La consapevolezza della paura di avere figli, dei vicini, delle persone diverse, si impone agli occhi di Marc nel momento di intraprendere il rischioso viaggio nei sotterranei della città. Il percorso simbolico del protagonista riesce a non scadere in eccessiva retorica, che è presente, inutile negarlo,  grazie anche alla presenza del compagno di (s)ventura interpretato dal più maturo Enrique (Josè Coronado), il personaggio una vittima anch'egli, rappresenta il lato più istintivo e sgradevole, non a caso prima della catastrofe era il responsabile delle risorse umane, quello che licenziava le persone.

Pregevole e credibile nelle scenografie, The Last Days ricorre a tutti i segni distintivi del filone, riconoscibili nel personaggio di Julia, la giovane donna incinta cercata dal protagonista, diviene idealizzato e fonte di speranza per un mondo migliore, a interpretarlo è Marta Etura già presente in alcuni dei più notevoli titoli spagnoli recenti (Bed Time, Cella 211). Un film quasi intimista, a tratti commovente, con qualche sbavatura, come la non chiara scansione dei tempi e momenti non sempre all'altezza: la scena dell'orso infilata a forza sembra essere l'ennesimo tributo dei Pastor alle situazioni viste nei film del passato, mentre il finale inutile se non ridicolo poteva essere risparmiato.


Rating: 7/10

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