7 Grandmasters (1977)

Un classico della vecchia scuola del kung fu cinese.

Titi.originale: "7 grandmasters" (intern.)
Paese:Taiwan

L'anziano maestro di kung fu Shan Kuang Cheng è deciso a ritirarsi dalle arti marziali, ma poco prima della cerimonia di addio viene accusato da un messaggio minatorio di non essere il migliore combattente in circolazione. L'uomo rimanda la cerimonia e parte con quattro suoi studenti alla sfida con alcuni dei più forti maestri marziali del paese, nel frattempo un giovane che vuole vendicare la morte del padre insegue il gruppo con l'intento di convincere il maestro a prenderlo come allievo...

Metà anni 70, il clamore dei film di Bruce Lee ancora lungi dall'attenuarsi favorisce con vigore la produzione dei kung fu movies divenuti sempre più richiesti e la nascita di una sorta di epoca d'oro per il genere, capace di perfezionarsi in opere sempre più tecniche e spettacolari. Una situazione a dire il vero percepita a posteriori, molti anni(decenni) dopo, e solo dagli appassionati del genere che in quel periodo faticano ad avere un quadro completo anche per via della distribuzione (inesistente), problema che persiste anche al giorno d'oggi se è vero che film come "7 grandmasters" risultano tuttora inediti in Italia, stessa sorte per altri classici come Secret Rivals, Invincible Armour, per rimanere a titoli similari. 7 Grandmasters è considerato un classico del cinema di arti marziali indipendente, girato a Taiwan, l'alternativa al cinema di Hong Kong che già da anni spopolava.


Diretta dallo specialista Joseph Kuo, anche se bisogna dire che gli esegeti lo considerano un maestro, autore anche degli altrettanto acclamati (se non leggendari) "The 18 Bronzemen" (1976) e "Born Invincible"(1978), la pellicola è un evidente low budget per via degli scarni scenari e i pochi mezzi a disposizione. Come molti film di arti marziali d'epoca le scene dei combattimenti sono ambientate in esterno, di solito in una radura circondata da vegetazione, come nel successivo "Drunken Master", in questo caso sono duelli incredibili per le coreografie che risulta impossibile anche solo descriverle. Acrobazie, tecniche assurde di offesa, colpi improvvisi e fulminanti, uniti da una regia dinamica e un abile montaggio, creano un impasto potente e spettacolare che provoca assuefazione.

Difficile non rimanere rapiti dalle evoluzione dei protagonisti, sempre più veloci e sorprendenti, ideate da due monumenti della coreografia marziale come Corey Yuen, anche attore nel film, e Yuen Cheung Yan, fratello di Yuen Woo Ping e figlio di Simon Yuen (Drunken Master, La 36 camera di Shaolin), sono la quintessenza di "7 Grandmasters" che prevede una serie di duelli continui e pazzeschi, dominati dalle tecniche chiamate dei dodici colpi di Pai Mei. Nella struttura principale che prevede gli incontri del maestro Shan Kuang Cheng, interpretato da un Jack Long in gran forma e fatto invecchiare per la parte con una spruzzata di capelli bianchi, alle prese con sette differenti maestri marziali, si inserisce il personaggio del giovane Siu Ying per la classica contrapposizione/attrazione tra maestro e allievo.

Il giovane protagonista interpretato da Lee Yi Min sembra anticipare i ruoli similari poi resi celebri da Jackie Chan, ai tempi ancora (per poco) attore marziale di secondo piano, ottimo dal punto di vista tecnico, forse un po' meno per il carisma e apparso anche in alcuni film importanti del grande Chang Cheh come Shaolin Temple, Brave Archer (la mano violenta del karate), Heaven and Hell, al fianco di Alexander Fu Sheng, Ti Lung e David CHiang, il massimo dell'epoca. Il misterioso personaggio albino con il volto nascosto da un copricapo è Alan Chung-San, uno dei tanti veterani del cinema marziale che compongono il cast. Sobrio e essenziale, senza la ricerca di effetti o esagerazioni particolari, un film di (old school) kung fu ancora fresco dopo 40 anni.

Rating:8/10


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