Silence (2016)

La persecuzione dei gesuiti e la ricerca della fede nel nuovo film di Martin Scorsese.

Tit.originale: Silence
Paese: USA/Messico/Taiwan

I giovani preti gesuiti Rodrigues e Garupe ottengono il permesso di raggiungere il lontano Giappone in cerca di padre Ferreira, il loro mentore spirituale scomparso dopo avere abiurato la religione cristiana a seguito di torture. Decisi a ritrovare l'uomo che li ha formati, i due gesuiti affrontano una realtà violenta che punisce con la morte chi predica l'insegnamento di Cristo e ideali non conformi al volere dello Shogun.

Dopo i lupi di Wall Street e i loro inebrianti eccessi capitalistici del precedente film con DiCaprio, il celebre regista Martin Scorsese non smentisce la versatilità che lo ha reso uno dei giganti della cinematografia mondiale e si getta nel rigore storico e solenne della nuova opera intitolata Silence, un passo che corona il desiderio di un progetto maturato in circa 30 anni intorno al concetto di fede e, inevitabile, la presenza di Dio. E proprio dai tempi de "L'ultima tentazione di Cristo" (1988), altro film a carattere religioso con accenni "scabrosi", che Scorsese cova l'intenzione di adattare "Silenzio", il libro del 1966 di Shusako Endo, un bestseller capace di sconvolgere la mente dell'autore di Taxi Driver e Casino', un'incombenza che ha portato al ritorno dello sceneggiatore Jay Cocks (L'età dell'innocenza, Gangs of New York), specialista nel ricreare sfondi narrativi storici.


Un'opera personale, forse la più sentita del regista che sembra quasi di cogliere in modo fisico, quella di un uomo cresciuto con una forte educazione cattolica, che si interroga sull'esistenza/assenza di Dio, sull'assordante silenzio del titolo che permea ogni elemento e (sembra) incurante della vita persa degli uomini. Il protagonista Rodrigues di Andrew Garfield è il riflesso di Scorsese, un giovane prete che parte per un viaggio iniziatico costellato di privazioni e violenze fisiche, sin nel dolore maggiore rappresentato da un'anima lacerata da interrogativi insostenibili e senza risposte. Può sembrare incredibile per l'attore che ha interpretato uno degli spiderman più inutili di sempre, ma Garfield fornisce una prova eccezionale nelle vesti di Rodrigues, un ritratto psicologico interiore ai confini del martirio (cristiano) sulla scelta di salvare delle persone (innocenti) o negare la propria stessa esistenza e ragione di vita, racchiusa in una delle scene di tortura del film, tutte molto intense e realistiche.

Per Scorsese il cinema (la vita) è un'esperienza religiosa, e Silence più di ogni altro film del regista lo è, può quindi provocare disagio, vista la nostra (vacua) epoca in cui viene distribuito, ma non appare come una mera opera di propaganda, quanto come un viaggio interiore rivolto a ogni individuo. La bellezza di Silence si racchiude nell'interpretazione personale sui temi universali dell'esistenza e la varietà del mondo, in questo caso proposto con virulenza dal Giappone arcaico della forma e dell'inflessibilità e il confronto tra culture diverse che non manca di manifestarsi con il personaggio, forse il più didascalico, dell'esecutore-emissario dello shogunato. Da più parti si è scorto un rimando ad Apocalypse Now, e di conseguenza al Cuore di Tenebra di Conrad, il colonnello Kurtz della situazione può essere visto nel padre Ferreira di Liam Neeson che finalmente torna a una prova più convincente, nonostante il minutaggio ridotto, e meno alimentare del solito.

Eccellente il lavoro scenografico dell'ormai immancabile collaboratore Dante Ferretti, una ricostruzione naturalistica del Giappone del 1600 severa e dal fascino selvaggio. La regia di Scorsese ha uno sguardo (neo)realistico, a parte qualche inquadratura che tradisce l'aggiornamento hi-tech della ripresa (la soggettiva, bellissima, sospesa sulle nuvole che osserva la nave solcare il mare), quasi pasoliniano nell'evocazione dei volti che sembrano trasfigurazioni cristologiche, come la faccia di Neeson nel supplizio iniziale, o lo stesso Adam Driver, perfetto nella parte del gesuita Garupe. Sullo sfondo incombe il Giappone, "la palude in cui non possono crescere le radici", con i preziosi personaggi interpretati dal regista giapponese Shinya Tsukamoto, uno dei villici cristiani, e  l'attore Tadanobu Asano, la guida dei due gesuiti, meschino e sgradevole  ma anche per questo molto umano. Uno di quei film che ti assalgono nei pensieri, molto dopo la fine visione.


Rating: 8/10

Articolo apparso in origine qui:https://www.cinemaz.com/recensioni/9897-silence-2016.html

Commenti

Babol ha detto…
Bel post e molto interessante anche l'accostamento a Cuore di Tenebra, che mi da altro materiale per riflettere su un film al quale penso costantemente da un paio di giorni!
Sciamano ha detto…
Succede anche a me di pensarci, Scorsese ha fatto un gran lavoro, a tratti può apparire pesante (forse) ma che filmone. Ciao ;)