Tiger Mountain (2014)

Azione e patriottismo per l'ultimo film di Tsui Hark.

Tit.originale:"The Taking of Tiger Mountain"(Intern.)
Paese:Cina

1946, nord della Cina. Da poco i giapponesi hanno lasciato il paese ma il territorio è funestato da orde di banditi che hanno preso il controllo. Un piccolo distaccamento dell'esercito comunista cinese è nella zona per tentare di smantellare la banda di Lord Hawk, una potente organizzazione criminale insediata sulla Tiger Mountain che minaccia la popolazione locale. In inferiorità numerica i militari guidati dal capitano 203 tentano di fronteggiare la situazione con l'invio di una spia all'interno delle fila nemiche...

All'occhio dell'appassionato (occidentale) la svolta politica di Tsui Hark in Tiger Mountain pare piuttosto impressionante, quello che da molti è da sempre considerato il guru della New Wave del cinema di Hong Kong anni 80, quindi della forza innovativa e libertaria dei bei tempi che furono della ex-colonia inglese ormai scomparsa, è oggi un fiero "uomo di partito" allineato e coperto pronto a glorificare le gesta dell'esercito comunista. Forse ci siamo sempre sbagliati, qui dall'altra parte del globo, a considerare la Cina e il suo popolo degli ultimi 100 anni solo come semplici "prodotti" comunisti. Tiger Mountain sembra ricordarcelo con le gesta dei suoi eroi che prima di ogni altra cosa mettono in evidenza la forza di un gruppo, di un popolo, contro le avversità di ogni tipo, dai nemici sino alla scarsità di cibo (le insistite sequenze di persone che raccolgono i resti di pietanze cadute a terra). Il comunismo pare solo una conseguenza, la base restano l'unità delle persone e un intento comune (appunto).
La forza del gruppo contro l'individualismo si ripropone inevitabile in una nazione che fa della moltitudine la sua stessa essenza. Al contrario sarebbe il caos, quello che vorrebbe Lord Hawk con il suo egoismo, pronto a divenire l'unico signore di una regione rocciosa sepolta dal freddo e la neve. Tsui Hark prende spunto da un romanzo degli anni 50 di Qu Bo, basato sugli eventi reali occorsi in particolare alla figura del soldato Yang Zirong (1917-1947) che si oppose con i suoi uomini alla minaccia dei banditi. Il libro di Qu Bo è stato anche adattato all'opera (cinese) con il titolo Taking Tiger Mountain by Strategy. Le premesse possono sembrare pesanti, ma Tsui Hark confeziona una spettacolo ricco d'azione ai limiti del pop-corn blockbuster, con un grande impegno scenografico e uso di effetti speciali, se non bastasse girato in 3D per esaltare sparatorie, esplosioni e scontri che non si fanno mancare.

Il film si apre nella comunità cinese di New York, distratta dallo stile di vita occidentale che non potrebbe apparire più lontano dal cuore della vicenda. Il passaggio è repentino verso la terra natia, alle dimenticate radici e allo spirito di sacrificio di un tempo, in quel difficile dopo guerra degli anni 40, aggravato dalla rigidità dell'inverno e la povertà dilagante. Pregevole la ricostruzione ghiacciata ambientale, seppure artificiosa in più di un'occasione per via degli effetti speciali digitali non sempre all'altezza, a riguardo giunge la sequenza dell'attacco di una tigre riprodotta in modo palese dalla computer grafica. La bravura di Tsui Hark nel predisporre un avvincente duello sugli alberi congelati tra il grosso felino e il protagonista Yang Zirong, riduce di molto la sensazione posticcia degli effetti.

Cast nutrito di attori poco conosciuti in occidente, in un primo momento sembra svettare il bel comandante 203 di Kenny Lin (Young Detective Dee) ma in seguito è lo Yang Zirong di un carismatico Hanyu Zhang a rubare la scena, l'eroe che si infiltra nel covo dei banditi guidati da Lord Hawk. Quest'ultimo è il poco riconoscibile Tony Ka Fai Leung per via del make up fumettistico del personaggio, detto in senso buono, ricorda infatti il Pinguino di Batman Returns di Tim Burton, a corollario una galleria di sgherri pittoreschi si ritrovano al suo fianco. Alla base della storia vi sono la tensione e la strategia militare ma Tsui Hark non manca di disseminare grossi momenti di pura azione, come nella prima parte di pellicola con l'attacco dei banditi a un villaggio civile difeso dai militari, con duelli, sparatorie in modalità sniper e inseguimenti. Il grosso dello spettacolo è riservato per il finale, nella fortezza-arsenale appartenuta ai giapponesi divenuta la roccaforte di Lord Hawk, che si permette due risoluzioni alternative come in un videogame, tramite un acrobatico espediente narrativo si immagina una prima coerente e realistica versione, mentre la seconda sembra una variante fracassona hollywoodiana ma anche per questo folle e divertente.

Rating:7/10


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