Il gatto dagli occhi di giada (1977)

Il thriller d'esordio di Antonio Bido.

Paese:Italia

L'ingegnere Lukas riallaccia una relazione con Mara, attrice di cabaret, la ragazza tuttavia si ritrova coinvolta nella scena di un delitto appena commesso e per poco non ci lascia le penne in una successiva aggressione. Lukas decide di indagare di persona mentre l'assassino compie altri delitti, scopre che le vittime facevano parte di una giuria popolare in un processo del passato, inoltre anche il suo vicino di casa sembra esserci dentro sino al collo...

Uno degli ultimi sussulti del thrilling all'italiana per l'esordio alla regia di Antonio Bido che si dimostra uno dei migliori epigoni di Dario Argento. Sin dal titolo "zoologico" il film è un richiamo continuo al cinema del regista di Profondo Rosso, che proprio nello stesso anno decide di virare nell'horror con Suspiria, di certo derivativo in ogni aspetto ma ispirato nell'intricata sceneggiatura scritta a quattro mani (tra cui la stessa di Bido), piacevole da seguire e abile a non svelare il disegno che si cela dietro a una serie di misteriosi omicidi se non verso il gran finale. Il cast è una felice composizione di bei volti, come del resto era pieno il cinema italiano degli anni 70, con la coppia di Corrado Pani (Lukas) e Paola Tedesco (Mara) speculare a quella di David Hemmings/Daria Nicolodi di Profondo Rosso.

Corrado Pani fuma in quasi ogni scena e appare controllato e credibile nella parte del detective solitario e improvvisato, proprio come Hemmings in Profondo Rosso, l'indagine lo porta verso Padova per il momento forse più ricordato della pellicola e dai toni avatiani. Il gatto dagli occhi di giada difatti riesce a cogliere in un colpo solo le suggestioni slasher di Argento e l'orrore rarefatto di provincia de La casa dalle finestre che ridono, città natale del regista la Padova che si intravede è spettrale, decadente, il luogo custode di un male profondo e ingiusto consumato decenni prima. L'incontro di Lukas/Pani con alcune vecchiette trasmette l'inquietante fuggevolezza del trascorrere del tempo, il necessario passo per scoprire la spinta che muove la mano dell'assassino, una motivazione dolorosa di rancore mai soffocato.

La pellicola pone la giusta enfasi sugli omicidi e almeno uno di essi è un chiaro e riuscito omaggio all'uccisione della donna sfigurata nel bagno in Profondo Rosso, qui un'altra donna subisce lo scempio mortale finendo bollita, in maniera letterale, dentro la teglia incandescente di cibo in cui viene spinta a forza da mani assassine. Il commento musicale di Mauro Lusini e Gianfranco Coletta alias Trans Europa Express è bellissimo, un rock-prog in linea a quello dei Goblin, eleva intere sequenze e dona quel tocco evocativo decisivo per il thriller di Bido che l'anno successivo si ripropone con l'altrettanto apprezzato Solamente Nero.

Il gatto dagli occhi di giada è un titolo fantastico ma anche fuorviante, come gli inserti subliminali sul close up dello sguardo di un felino, un po' come lo era L'uccello dalle piume di cristallo di Argento, marginale rispetto ai meccanismi narrativi della pellicola che si dimostra carica di tensione, violenta e brutale come solo pochi altri film all'interno del genere, ma allo stesso tempo attraversata da un dolore sotterraneo e disperato pronto a esplodere. Alcune note interessanti: Franco Citti interpreta il criminale Ferrante, la spettacolare cascata che si intravede in uno dei punti centrali del film è quella di Tivoli. Un thriller tutto sommato sottovalutato e dimenticato che merita di essere riscoperto per quello che è: un autentico gioiello.

Rating:8/10

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