Scontri stellari oltre la terza dimensione (1978)

Il film di fantascienza diretto da Luigi Cozzi.

Tit.originale: Starcrash
Paese: USA

La fuorilegge dello spazio Stella Star e il fidato Atkon sono assoldati dall'imperatore della galassia per compiere una delicata missione: ritrovare un'astronave imperiale dispersa e stanare il rifugio del temibile nemico Conte Zarth Arn. I due avventurieri hanno anche il compito di dare notizie del figlio dell'imperatore, scomparso con l'equipaggio della nave perduta.

Produzione americana meglio conosciuta con il titolo internazionale Starcrash, ma Scontri stellari oltre la terza dimensione è da sempre considerato un film italiano, per via del cast tecnico (quasi) tutto di casa nostra, guidato dal regista Luigi Cozzi che imprime alla pellicola la sua passione per il cinema fantastico. Il film realizzato per cavalcare l'onda lunga di Guerre Stellari (1977), patisce un impietoso confronto su tutta la linea, già ai tempi improponibile, e tutto a favore dell'opera di Lucas. Il film di Cozzi è povero, ingenuo e temerario in ogni sua sequenza ma per essere onesti sino in fondo insegue una visione nostalgica del passato, tutto il contrario di Lucas che invece spalanca il futuro al mondo cinematografico (e non solo).

Il paragone con Guerre Stellari inganna e induce allo sbaglio, seppure Cozzi & company con leggerezza non fanno niente per nasconderlo, nella stessa trama, e introducendo scontri spaziali con modellini di plastica e, addirittura, duelli con spade laser del tutto simili a quelle dei cavalieri Jedi (una follia a ben pensarci). Scontri stellari oltre la terza dimensione è più vicino al cinema degli anni 50 e 60, il periodo della giovinezza del regista, per sua natura più povero e candido, con i set costruiti col cartone e i fondali spaziali colorati da improbabili stelle luminescenti. Un immaginario leggero e pop, quasi da innocenza perduta, che guarda a pellicole come Barbarella con Jane Fonda o Terrore dello spazio di Bava, opere creative e fantasiose nel vero senso del termine e a cui il film di Cozzi aspira essere accostato.

Se proprio si vuole portare degli esempi similari del periodo, i film "rivali" di Scontri stellari sono il coevo giapponese "Message from space", guarda caso denominato all'epoca la risposta giapponese (molto povera anche in questo caso) di Guerre Stellari, e il successivo anacronistico Flash Gordon (1980), quello con Ornella Muti per intenderci. Negli anni il film si è conquistato un piccolo seguito e, solo in parte, una rivalutazione critica, il grosso del merito è da ricondurre alla protagonista Stella Star di Caroline Munro, splendida attrice e fresca Bond-girl solo l'anno prima in La spia che mi amava, indimenticabile nella parte della sexy fuorilegge dello spazio. La Munro nella prima parte di pellicola sfodera un vestito-bikini nero bellissimo e mozzafiato (ma per davvero), una visione che ammalia a dir poco. Uno dei torti della pellicola è che nel suo corso Stella Star ricorre a vestiti più castigati, un peccato mortale.

Le doti recitative sono ai minimi termini, se non imbarazzanti, il personaggio assurdo Atkon (Marjoe Gortner) provvisto di super-poteri raggiunge vette di comicità fastidiose, sembra Mork (Robin Williams) di Mork & Mindy, il doppiaggio italiano poi non aiuta. L'aiutante robot di Stella Star, Elle, non è altro che un uomo con una tuta e un casco neri, il design del costume però non è male. Per infierire sulle interpretazioni del cast, salta fuori un giovane David Hasselhoff ancora lontano dalla celebrità di Supercar e Baywatch, un vero legno che lascia a desiderare anche nei pochi attimi di azione. A suo modo indimenticabile. Derisioni inevitabili a parte, il film di Cozzi è puro divertimento (vintage già all'epoca) fuori dal tempo, psichedelico, incurante della logica e dello sprezzo del ridicolo al punto da essere più che dignitoso, commovente per gli omaggi in stop-motion ai mostri di Harryhausen, da sempre un idolo del regista, e con una vena sexy che si estende alla (troppo) breve apparizione di una mezza svestita Nadia Cassini e le sue amazzoni dello spazio. Le musiche orchestrali e pompose, forse più consone a un serial tv anni 70, sono firmate niente meno che da John Barry.  Il classico film da (ri)vedere in un festival sperduto, o in casa da soli in pace dopo mezzanotte. E poi diciamolo, resta uno dei massimi esempi della fantascienza italiana, molto conosciuto anche all'estero, e sfidiamo chiunque a dire il contrario.

Rating: 7/10

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