Va' e vedi (1985)

Mentre si espande la crisi epidemica del famigerato Coronavirus, spero di rileggere questo pezzo più avanti a questione debellata, ho rispolverato un film su un tema altrettanto poco, anzi per niente rassicurante: la guerra. C'è sempre stata e forse ci sarà sino alla fine dell'umanità, i cinici te lo ricordano ad ogni occasione, e purtroppo per ora hanno avuto ragione. L'anima umana è un pozzo nero di violenza e malvagità, le pellicole "belliche" hanno sempre insistito su questo aspetto (immagino anche il recente  successo 1917, no, non l'ho ancora visto),dal passato al presente c'è solo l'imbarazzo della scelta per prendere ispirazione da conflitti più o meno disastrosi e i capisaldi prodotti sono tanti in oltre 100 anni di cinema, ma Va' e vedi (Come and see il titolo internazionale) ha un posto d'onore nel filone. A dire la verità lo ricordavo migliore, o meglio, più scioccante, sarà che sono passati tanti anni e mi sono fatto un certo pelo sullo stomaco, può darsi, resta un grande film intenso e girato con maestria dal regista Elem Klimov.
E' una produzione russa e come il migliore cinema (del passato) di quella terra, è un'opera solenne, molto curata e tesa a un forte realismo, ambientata nei territori della Bielorussia devastati dall'avanzata nazista nei primi anni 40. Se indichiamo la seconda guerra mondiale come il punto più orrendo della nostra storia, la campagna di conquista della Russia è stata la sua raffigurazione più feroce ( i campi di stermino sono un 'ulteriore atrocità ancora più grave), con stermini di massa e centinaia di villaggi dati alle fiamme. La pellicola si evolve con lo sguardo di Florya, un ragazzino che lascia la madre e le sorelline per unirsi ai partigiani nelle foreste con l'intento di combattere gli invasori, per il giovane sarà un'avventura allucinante di morte e distruzione, il risveglio dentro un mondo impazzito che travolge ogni cosa. I paesaggi/scenografie sono ricostruiti con minuziosa precisione, le popolazioni locali russe riprese con vivida autenticità nei contatti con il protagonista Florya, nell'interpretazione toccante fatta di sguardi sgomenti e poche battute, quasi dei monosillabi, provocati dal trauma (da cui l'espressione "scemo di guerra", che non fa ridere proprio per niente). Intere sequenze sono bellissime, tutto il lungo incontro di Florya con la bella ragazza bionda, o il finale con l'assedio dei nazisti al villaggio, con la paura degli abitanti, la violenza e il fuoco dei lancia fiamme. Accusato (?) di propaganda, in fondo nel 1985 il blocco comunista era ancora monolitico, può essere, data la vicinanza alla sofferenza delle popolazioni brutalizzate dalla furia nazista (poi sappiamo che anche i russi nel momento di invadere a loro volta la Germania, non sono andati per il sottile), resta un aspetto che non pregiudica la bellezza e il peso di questo autentico gioiello del cinema. Una sbavatura che mi ha infastidito, una sciocchezza che non ho potuto fare a meno di notare: in una delle sequenze dei massacri, alcuni soldati nazisti sparano incuranti dei compagni posizionati nella linea diretta di tiro, abbastanza inverosimile, risulta una sciocchezza/negligenza non grave.

Rating:9/10

Commenti

Alessandra ha detto…
Questo film ha la mia età in pratica :) A parte questo non lo conoscevo, ma la solennità e il realismo di cui parli mi incuriosiscono parecchio.
Sciamano ha detto…
Vero, non è molto conosciuto ma è super consigliato!
;)

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